L’AFI AI RIP DI ARLES 2018: L’Archivio Fotografico Italiano ad Arles con due esposizioni.

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ITALIA INTIMA: Dal neorealismo accenni di contemporaneità – Arles (F) – 3/15 Luglio 2018
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L’AFI AI RIP DI ARLES 2018: L’Archivio Fotografico Italiano ad Arles con due esposizioni.

Marco Ferrando
 
 

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L’AFI AI RIP DI ARLES 2018

L’Archivio Fotografico Italiano ad Arles con  due esposizioni.

Si rinnova l’importante appuntamento francese per l’Archivio Fotografico Italiano con due esposizioni nella settimana di apertura dei prestigiosi Rencontres de la Photographie di Arles, dal 2 al 15 luglio 2018.

Una vetrina unica nel suo genere che catalizza da oltre quarant’anni un pubblico eterogeneo proveniente da tutto il mondo.

Grazie alla collaborazione ultra decennale del COMITE’ DU JUMELAGE ARLES-VERCELLI l’Afi avrà uno spazio di pregio dove sarà esposta una mostra omaggio all’Italia, con immagini  tratte  dal  nuovo  volume  dal  titolo:  ITALIA  INTIMA,  dal  neorealismo accenti di contemporaneità.

Inoltre, come consuetudine da alcuni anni, la Galleria l’Atelier de L’Image, ospiterà un lavoro sul corpo visto da Mario Vidor e Claudio Argentiero.

L’Archivio Fotografico Italiano è invitato anche quest’anno a partecipare alla lettura europea dei portfolio ad Arles organizzata da Voies Off.

Claudio Argentiero è stato scelto come esperto per visionare e selezionare i progetti presentati  da  proporre,  come  avviene  da  alcuni  anni,  nell’ambito  del  Festival Fotografico Europeo 2019, organizzato dall’Afi, con l’intento di promuovere i giovani talenti e scoprirne di nuovi ai quali offrire visibilità e supporto concreto.

Una opportunità che pone l’Afi in un contesto internazionale, con importanti scambi culturali e artistici.

 

 →  SALLE D’EXPOSITION PONT 15

ITALIA INTIMA

Dal neorealismo accenni di contemporaneità

Nuovo libro in mostra – collana editoriale Afi

Mostra organizzata in collaborazione con il COMITE’ DU JUMELAGE ARLES-VERCELLI

L’idea dell’Italia è certamente quella di un luogo in cui architettura e paesaggio si incontrano dialogando attraverso le tante testimonianze dell’arte, rendendo il paese tra i più incantevoli al mondo.

Questo  libro  non  è  finalizzato  a  rimarcate  le  bruttezze  che  l’uomo  moderno  ha edificato ma piuttosto far riflettere sul patrimonio che dobbiamo tutelare e ammirare, partendo dalle storie del neorealismo, legate al dopoguerra, alla ricostruzione, alla vita semplice che da vestigie hanno costruito culturalmente l’uomo e il suo abitare.

Tra analogico e digitale, due teorie che si incontrano nel divenire delle generazioni, mettendo in relazione le esperienze che sconfinano nella narrazione visiva, che la mente elabora e traduce in rime cromatiche, sfumature di grigio, sguardi incantati, suggestioni emozionali.

Le immagini di Elio Ciol, legate agli anni ’60, sono la rappresentazione visiva di sentimenti e sensazioni personali che ha catturato con stile inequivocabile in vari luoghi, lasciandosi ammaliare dai paesaggi, dalla gente e dalle atmosfere. Una visione romantica che ci accompagna dentro la serie di Giuseppe Leone che narra della sua Sicilia, attraverso vedute più aspre, in un bianco e nero tagliente, componendo scene in cui l’uomo viene collocato tra le architetture scolpite nella memoria in un turbinio di grafismi. Il piccolo Rosario insieme al padre, nel racconto di Vittorini, ci conduco in un viaggio alla scoperta di Scicli delle sue strade, dei luoghi celati, dei volti di donne e delle bellezze inattese, in una Scicli senza tempo.

Come non apprezzare il progetto di Roberto Venegoni che nel suo girovagare tra i silenzi dell’isola di Pianosa, ritrova le tracce di un passato in cui un muro divideva gli spazi, la vita e la reclusione, offrendo con il suo sguardo discreto e una varietà di tinte tenui, un’amabile interpretazione dei luoghi, che pur nella deserto abbandono, paiono serbare i passaggi di vita che hanno popolato questi per anni.

Le immagini di Marco Ferrando ci portano invece in un paesino dell’alta Liguria.

Si tratta di una storia che arriva da lontano, dagli anni novanta, quando censiva i moltissimi edifici rurali della zona. Entra in contatto quindi con molti degli anziani proprietari, guadagnandone la fiducia e diventando l’amico, sciogliendo le diffidenze.

Marco realizza la sua ricerca nei mesi invernali perché qui si concentra il maggior “pathos” nel vivere in un luogo con le caratteristiche di durezza tipiche di un borgo di montagna, pur essendo in territorio ligure. Il viaggio casa per casa, la vita che ruota intorno alla stufa, i racconti di viva vissuta, nei bar, quale posto migliore d’aggregazione e di ritrovo.

La  serie  di  Renato  Luparia  è  rivolta  al  paesaggio  piemontese  delle  colline  del

Monferrato. Sono i campi privi di limiti, invasi da nebbie vergini ad indicare un possibile cammino di conquista. Contro i frastuoni e le volgarità dei grandi centri commerciali, degli svincoli autostradali all’ora di punta, dei campi sportivi gremiti da folle urlanti, le campagne silenziose si mostrano in tutta la loro enigmatica bellezza. È il silenzio la chiave di lettura e l’invocazione che l’artista esprime con pochi rarissimi elementi che affiorano dai bianchi eterei.

Mario Vidor ci porta in un luogo d’incanto, invidiato nel mondo: Venezia. Non è facile fotografare la città più fotografata al mondo, ma Vidor non subisce il condizionamento e cerca un proprio punto di vista, che non lascia spazio ai luoghi comuni. Si immerge nelle calle, attende la sera per vivere le atmosfere, riprende le persone nei momenti privati, si affaccia alla laguna con sentimento che il bianco e nero analogico traduce in armoniche nuance dal fascino senza tempo.

Infine le fotografie di Claudio Argentiero che, affascinato dal paesaggio perduto, trova nei territori di  Verdi una condizione di sospensione temporale che appaga l’animo. Case rurali appaiono senza tempo, i vicini centri abitati a misura d’uomo, la riservatezza regna perpetua, solo qualche accenno di modernità ad inglobare case e storie vissute. Il colore fissa la luce su un pentagramma virato sulle tonalità tenui,sullo sfondo appaiono, come un sussurro, piccole abitazioni, mentre la neve scende candida disegnando nuovi scenari.

L’Italia intima è prima di tutto il sentire di ogni autore, di chi ha scelto con coscienza il pretesto del tema per parlare di sé e delle proprie percezioni, delle nostalgie e delle scoperte, con rancore o con amore, nel pensiero espressivo che si fa immagine.

Progetti che sono degni di un posto d’onore negli archivi della memoria e per questo ancor più importante il ruolo che riveste l’Afi nel promuovere confronti e dibattiti attorno al tema delle esperienze, ben più significativa di quella prettamente tecnica.

Informazioni:

Luogo: Salle d’Exposition Pont 15 – 15 rue du Pont – Arles

Periodo espositivo: 3-15 luglio 2018

Orario visita: 10-13 / 15-19 chiuso il lunedì

Vernissage: Giovedì 5 luglio 2018 ore 18:30 – firma del libro e brindisi

Segreteria organizzativa Afi: afi.foto.it@gmail.com afi.fotoarchivio@gmail.com

Sito web: www.archiviofotografico.org

Contatti: Claudio Argentiero T.347 5902640

 

 

 →  Galerie L ’ATEL IER DE L’IMAGE 

MARIO VIDOR & CLAUDIO ARGENTIERO IL CORPO….. LA LUCE

CATALOGO IN MOSTRA

MARIO VIDOR BACIATE DALLA LUNA

Immagini che narrano in bianco e nero la bellezza dei corpi femminili, in un luogo incantato, dove le rocce modellate da un’inarrestabile corrente, rinchiudono segreti avvenuti al chiaro di luna.

I  corpi  nudi  diventano  quasi  eterei,  e  rimandano  ad  un’armonia  del  movimento passata, ritratta solamente nelle immagini rinascimentali.

Non c’è malizia nel narrare il corpo nudo, bensì un senso di pace, anche creato dai colori soffusi, dalla dolcezza e fierezza degli sguardi, contrapposti ad una natura semplice, selvaggia, ma pur sempre affascinante.

Il fotografo si sbizzarrisce in un gioco di chiaro scuri, e rappresenta figure di color porcellana, in contrapposizione con il tono predominante di una natura cupa, poco accogliente.

Le donne riprese negli scatti si trasformano in ninfe, e sembrano create dall’incontro dell’acqua e dai raggi lunari; i corpi vanno a fondersi con la roccia, si flettono alla ricerca di un equilibrio tra uomo e natura, tra mitologia e realtà.  Claudia Vidor

 

Mario Vidor è nato nel 1948 a Farra di Soligo, provincia di Treviso.

Dalle prime esperienze pittoriche negli anni Ottanta, la sua attenzione si è in seguito focalizzata sulla fotografia.

Dal 1982 la sua personale ricerca – partendo dalla lezione dei maggiori maestri dell’immagine  di  questo  secolo  –  si  sviluppa  in  due  direzioni:  l’indagine  storico- scientifica e il linguaggio creativo.

Alla  sua  prima  pubblicazione  “Sulle  terre  dei  Longobardi”  (1989),  sono  seguiti numerosi altri volumi di fotografia, e alcune singolari cartelle foto-litografiche.

A Pontremoli nel settembre del 1992, con il libro “Semplicemente Italia” ha ricevuto il Premio bancarella. Altri premi da menzionare: a Padova per la miglior fotografia veneta (1996) il Premio “Carlo Goldoni”, a Macerata, il Premio “Territorio Odissea 2000”(1998), per il libro “Le torri di Babele” e, a Orvieto nel marzo 2002, con il libro “Pagine Bianche”, si è classificato primo nella categoria “Fotografia Creativa” e a Garda (VR) nel maggio 2003 ha ricevuto il riconoscimento B.F.I., nel 2014 il riconoscimento A.F.I. e nel 2018 il riconoscimento I.F.I. dalla FIAF.

Ha tenuto numerosissime mostre personali (oltre 290) nelle principali città italiane e all’estero in Francia, Germania, U.S.A., Repubblica Popolare Cinese, Croazia, Austria, Slovenia, Canada, Russia. In particolare: Frame O’Rama, New York (USA); Sicof Cultura, Milano (I); Mostra Internazionale della Fotografia, Parigi (F); Samara Art Museum, Samara (RU); Il Diaframma, Milano (I); nei musei croati di Albona, Fiume, Pinguente, Rovigno e Zagabria; Photokina, Colonia (D); Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Pechino (CINA); Associazione Culturale Italo-Tedesca, Venezia (I); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (I); Spazio Olivetti, Venezia (I); Charles Scott Gallery Emilicars Institute of art e design, Vancouver (CA); Museo Wagner, Bayreuth (D); nei musei ucraini di Vinnitsya, Tulchyn, Ladyzhyn; ed a Arles (F) in occasione del Mois de la Photografie Galerie du Crédit Mutuel.

Sue opere sono conservate nelle collezioni di musei e gallerie: Diaframma, Milano; Museo Civico di Vittorio Veneto; Fondazione Querini Stampalia, Venezia; Musei croati di  Albona,  Pinguente,  Pisino,  Rovigno;  Biblioteca  Nazionale  di  Francia  a  Parigi; Fondazione Internazionale delle Arti Contemporanee di Pechino, Charles Scott Gallery Emilicars Institute of art e design di Vancouver in Canada, alla Biennale di Brescia, a Mosca, Russia, Savvinskaja Naberezhnaja Gallery, a Samara, Russia, (Samara Art Museum), a Omsk, Russia (Omsk Gallery), alla Biennale di Venezia e al Centro Culturale Candiani di Mestre (VE).

www.mariovidor.

 

 

CLAUDIO ARGENTIERO

IL CORPO: DI MADRE, DI GENERE, DI GRAZIA

DI MADRE

Avvertire la trasformazione del corpo, una nuova e temporanea identità del proprio fisico, il dialogo incessante con il feto che ascolta e che si nutre delle stesse emozioni.

Mutamenti e percezioni che si saziano delle ansie che la mente riporta all’ordine.

Le fantasie corrono tra impressioni e aneliti, pensieri segreti nel trascorrere della vita, che si rigenera.

Poi un gemito, e le paure divengono letizia.

DI GENERE

Si dice che un tempo la natura umana fosse sessualmente indistinta, gli ermafroditi vivevano la propria sessualità, tratti evidenti si rinvengono nella mitologia greca.

L’identità di genere si espone con vigore, in maggior misura con rivelazioni intime, altre   volte   con   espressioni   teatrali   e   fatue,   ma   in   entrambi   i   casi   come rappresentazione di rivendicazioni sociali.

Dentro ci sono i desideri di appartenere al genere opposto, di assumere l’esteriorità dell’altro sesso, di mostrarsi al mondo, di travestirsi e plasmarsi, con le sfumature che appartengono ad ogni individuo, compresa la erotomania.

DI GRAZIA

La bellezza del corpo, se contemplata con uno sguardo non vizioso, è sublime e non necessita di schemi culturali per essere accolta.

La nostra società è invasa e ossessionata da immagini del corpo, spesso ammiccanti e provatori, quando non eccedenti nel proporre una suggestionante perfezione.

Per altre culture l’ossessione del corpo si traduce in repressione e demonizzazione, a volte in supplizio.

Trovare  un  equilibrio  tra  ambiente  e  corpo,  forma  e  luce,  è  stato  uno  impulso incessante nel vagare tra gli effluvi della natura scrutando il corpo danzare con vigore, eleganza e libertà espressiva, fino alla venuta di un angelo che perpetuo rischiara la scena.

 

Claudio Argentiero da quasi trent’anni si occupa di fotografia. È da sempre interessato alla documentazione del territorio. Dal 1988 cura e organizza mostre ed eventi fotografici di rilievo. È ideatore e curatore del Festival Fotografico Europeo e di rassegne annuali, in particolare, da quasi vent’anni, presso la storica Villa Pomini di Castellanza (Va), luogo simbolo per la fotografia che ospita il FIF (Fondo Italiano Fotografia), un importante archivio. Ama il b/n, e l’infrarosso, che sviluppa e stampa personalmente, sperimentando le antiche tecniche e le più moderne tecnologie digitali di stampa fine art, ottenendo la certificazione da Epson. Ha esposto in Italia e all’estero, ad Arles (Francia), tempio della fotografia mondiale, dal 2005 ad oggi, in contemporanea ai RIP. È presente al Carrousel du Louvre di Parigi nell’ambito di Fotofever. Ha al suo attivo molti libri. È ideatore e Presidente dall’origine dell’Archivio Fotografico Italiano. È photoeditor dei libri da collezione della collana d’autore Afi. Sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche private, italiane e straniere.

Stampe fine realizzate da AfiLab.

 

Informazioni:

Luogo: L’Atelier de l’Image –– 29, Rue du 4 Septembre – Arles (FR)

Periodo espositivo: 2 – 8 luglio 2018

Orario visita: 10/13 – 15/20

Vernissage Italiano: Venerdi 6 luglio 2018 ore 18,45

Segreteria organizzativa Afi: afi.foto.it@gmail.com / afi.fotoarchivio@gmail.com

Sito web: www.archiviofotografico.org

Contatti: Claudio Argentiero T.347 5902640

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