TUTTI I LIBRI PUBBLICATI DALL'AFI

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Di seguito tutti i libri pubblicati dall’Archivio Fotografico Italiano in collaborazione con vari autori.
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Varese. Il bianco, il nero e il colore

Varese. Il bianco, il nero e il colore

Claudio Argentiero, Roberto Bosio, Franco Pontiggia
Cos’è una città se non un reticolo di vie e di pensieri, di piazze scosse dallo scalpiccio frettoloso del mattino e dalle auto in frenata, di marciapiedi nuovi o sbrecciati, di pareti mute o svegliate dalle voci e cullato dai ricordi? Varese è questo e qualcosa di più.
E’ un incrocio di vite e di arterie, di umanità e di pietre, di cuori e di cemento, di vetro e neuroni, asfalto e talenti, culle e cimiteri, boschi e rimpianti, monti e panorami sfacciati. E’ un organismo che si muove e che respira, dorme, mangia, compra, vende.
Talvolta sembra crescere, altre volte stendersi e riposare, per riprendere fiato e ripartire. E’ il fruttivendolo di una volta, quello che sorride di fronte alla sua merce.
E’ lo scrittore con il capo chino sui fogli battuti a macchina. E’ il tramonto sul lago, l’alba sulla basilica, i pendolari in sala d’attesa: metafora pirandelliana dell’eterno passaggio, dell’incedere di una Storia che lascia indietro tutti, senza dimenticare nessuno.
Perché c’è (e ci sarà sempre più) un’immagine, uno scatto, un viso, una mano sollevata in quel modo, in quel momento; un taglio di luce che solca l’elegante stanza dell’antica dimora, l’imponente lampadario guardato a vista dai poeti; l’augusta scalinata che ha raccolto l’incedere dei grandi.
Varese, a seconda di chi la osserva e di chi la immortala, è un po’ paradiso terrestre e un po’ cittadina di provincia, un po’ punto di arrivo e un po’ capitale decaduta di idee e capitali, di pionieri e capitani.
E’ un ombelico accarezzato, un fiore da campo, un tuffo nel lago dell’eterna speranza, della futura nuotata, dell’auspicabile rinascita. Ma è anche l’orgoglio dello sguardo, che ti fissa e che ti cerca, ti indaga e ti interpella. Sfacciato, curioso, intraprendente. E’ la fatica del fare, l’energia della sfida, la ricchezza del sacrificio.
E’ un bimbo capriccioso e viziato ed è un vecchio con le guance scavate dalla delusione. E’ la piazza vuota, ammaccata dalla pioggia ed è l’elegante corteo al seguito di chi conta. E’ la colonna che custodisce i messaggi amorosi di chi c’era e non c’è più ed è la nevicata che attutisce, silenzia e dipinge. E’ la passeggiata, il sorso di caffè, la risata nell’angolo.
E’ il bagaglio di umanità nella cassapanca di Franco; la fame di spazio e di cielo che anima Claudio; la materia vitale, espressiva, imponente di Roberto. E’ la città che non c’è più e quella che non c’è ancora. E’ lei. Sono loro. Siamo noi.





Testi di: Matteo Inzaghi
Pagine: 160
Illustrazioni: colore / bianco e nero
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Olgiate Olona. Sguardi contemporanei di luce

Olgiate Olona. Sguardi contemporanei di luce

Claudio Argentiero
Un nuovo sguardo su Olgiate Olona è quello proposto in questo volume, che ribalta la prospettiva consueta per svelare, dalla periferia al centro e viceversa, un paese onirico nel quale la luce si manifesta a piccoli passi, attraverso una visione più artistica affidata a Claudio Argentiero e che rimarca la bellissima esperienza dei bambini dell’OPAI, la maestosità di villa Greppi Gonzaga, senza dimenticare le ville prestigiose della famiglia Restelli e Tovo.
Uno sguardo che intende condurre un’indagine sul territorio con diverse tecniche e spunti che riescono a riconfigurare il rapporto con il reale e i processi produttivi legati all’Olona. La carica emozionale che attraversa il percorso visivo è quella di chi quei luoghi li vive e li vede ogni giorno, quasi con indolente inerzia quando invece tutta la storia, le radici e i volti sono lì, a portata di mano pronti per essere ricordati, rinsaviti o per farci ancora sorprendere.
La fotografia ci permette di riflettere sul nostro passato e sulle nostre radici primigenie, ci permette di far fruire ad un pubblico attento gli aspetti più reconditi, di fare utilizzare alle giovani generazioni strumenti di indagine innovativi e di lasciare ai posteri una testimonianza dell'importante patrimonio artistico accumulatosi.
Un lavoro prezioso, di grande utilità, cui non potrà non attingere chiunque faccia ricerca o voglia semplicemente conoscere la realtà artistica e territoriale di Olgiate Olona, un’indagine capace di promuovere le diverse vocazioni di uno spazio dato, attraverso una reale connessione tra luoghi e le eccellenze in ambito culturale e produttivo.
La cultura di una città esprime l’energia delle persone che vi abitano e che si dedicano con la loro identità e il loro talento alle diverse modalità per valorizzare il patrimonio e per condividere idee. E non è un caso che si ricorra al termine città, che se da una parte è campo di conflitti, si presenta comunque più ricca di prospettive, aperture e opportunità per chi vi abita e per chi vi giunge. Un sogno che rincorro da tempo…. ma a volte i sogni si realizzano.
Giovanni Montano
Sindaco di Olgiate Olona
Volume non disponibile


Testi di: Alfiuccia Musumeci, Paolo Maccabei, Pietro Balossi Restelli, Aldo Braccio
Pagine: 140
Illustrazioni: colore / bianco e nero
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SEI A MILANO

SEI A MILANO

Autori Vari
SEI A MILANO. Sei nel senso di trovarsi qui e non altrove oppure nel senso del Municipio numero 6, quello dei Navigli che così fortemente caratterizza la città? Sicuramente l’uno e l’altro, tanto che potremmo anche titolare questa bella raccolta di fotografie d’epoca e di oggi con un significativo “Essere Milano”. Le diverse immagini - e il valore dell’insieme sta proprio nella diversità di occhi, temi, mano, sensibilità degli autori - ci offrono la fotografia più nitida dell’essere milanesi oggi, del sentirsi parte della città, la cui caratteristica principale è l’orgoglio di sapersi una comunità viva, in continuo cambiamento, che negli anni ha dato occasioni a tanti e tante continua a darne. Milano, come tutte le metropoli, ha enormi problemi, ma la sua marcia in più è l’orgoglio di chi la vive.
È facile, quasi banale, apprezzare le rigorose linee della moderna City Life, ma guardate – poche pagine più avanti, pochi chilometri più in periferia - la stupenda perfezione di macchie, pareti scrostate, vecchie tende, panni stesi ad asciugare di un palazzone-alveare, probabilmente abitato dai nuovi milanesi. Ecco, le pagine che abbiamo in mano sono uno scrigno ricco di memoria, un trattato di sociologia su una città che ha accolto e sa accogliere chi arriva da lontano, non negando a nessuno l’opportunità di dipingere o anche solo di immaginare il quadro dei suoi sogni, sia esso appena un disastrato patchwork o un ghirigori appena accennato.
Milano di oggi - nel senso del people multietnico e interclassista di cittadini e turisti - c’è perché in molte cose è quella di ieri avendone conservato e custodito l’umore, la geografia, perfino la struttura dei nuovi palazzi che rimandano ai cortili e ai ballatoi delle case di ringhiera del tempo andato. Lo stesso pescatore sulla Darsena mutua il gesto da suo nonno o suo padre che però - prima di sedersi pazienti ad attendere un pigo, un canevano o magari una trota marmorata - erano costretti a districarsi nel dedalo di auto parcheggiate che oggi - merito agli amministratori! - non ci sono più. L’uomo che un tempo leggeva il giornale formato lenzuolo in strada, ha sicuramente un nipote che adesso sfoglia il quotidiano sull’i.pad, perché comunque è la città col più alto tasso di lettura e non solo col maggior numero di case editrici. Le scritte - talvolta ammonimenti - sui muri ci dicono dell’attaccamento nel tempo dei cittadini ai loro quartieri. Infine, mi piace pensare che le antiche osterie e le mescite di vino sfuso - si chiamavano in dialetto “trani”, con riferimento al vino che arrivava dalla Puglia - sono state sostituite dai tanti ritrovi dove si mangia bene e si chiacchiera (e che per fortuna poco hanno a che spartire coi locali degli anni da dimenticare della “Milano da bere”).
Rispetto alle foto degli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso, non c’è più la classe operaia con i cartelli col volto di Luciano Lama (e fortunatamente sono scomparsi anche i pantaloni da uomo a zampa d’elefante). C’è invece lo stesso tram giallo crema, come i primi prototipi del 1928. Anzi, ce ne sono ancora un centinaio, perfettamente funzionanti, simbolo della Milano del fare e disfare, ma che non butta nulla e valorizza la propria memoria, come patrimonio e prima risorsa rinnovabile, come appunto è l’energia pulita.
Ps: ogni singolo scatto meriterebbe una chiosa. Mi limito all’ultimo che ho citato, la foto del tram. Scorre alle spalle di una coppia che si bacia. Milano è città anche romantica, basta avere gli occhi per vedere, come quelli dei bravissimi Virgilio Carnisio, Claudio Argentiero, Silvia Lagostina, Roberto Venegoni, Giuliano Leone, Franco Pontiggia. A loro va il ringraziamento di uno nato in Sicilia e vissuto tanti anni a Roma, insomma che non avrebbe nulla da invidiare a Milano. E invece …
di Carlo Ottaviano
Testi di: Carlo Ottaviano
Pagine: 207
Illustrazioni: a colori e bianco nero
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Virgilio Carnisio, l'archivio, la vita, il mondo

Virgilio Carnisio, l'archivio, la vita, il mondo

Virgilo Carnisio
Un racconto lungo sessant’anni, un dialogo costante tra presente e passato dove le tradizioni si coniugano con l’evoluzione. Milano, Valsesia, Londra, Lisbona, Istanbul, New York... sono solo alcune tappe di un viaggio circolare dove la forza di fare interagire il genius loci della propria città, Milano, diventa tutt’uno con l’innato fluire di emozioni miste a documentazione, un autentico ginepraio di stati d’animo nei quali si innestano ricordi e radici del singolo, che diventano patrimonio di tutti. Dal 1958 ad oggi, inediti o quasi, testi rubati ai ricordi, l’oscillare del tempo, ieri ed oggi, racchiude l’esperienza della fotografia analogica e la scoperta della fotografia digitale.
Virgilio consegna a questo libro i suoi ricordi personali, ma anche il trafugare d’archivio, svelando negativi che sente più vicini alla sua indole, a quella che lui stessa chiama la tenerezza del grigio, il sentimento che lo ha accompagnato nel suo girovagare il mondo, nel suo andare incontro alla vita.

Testi di: Alfiuccia Musumeci
Pagine: 184
Illustrazioni: In bianco e nero
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ITALIA INTIMA, dal neorealismo spunti di contemporaneità

ITALIA INTIMA, dal neorealismo spunti di contemporaneità

Autori Vari
L’idea dell’Italia è certamente quella di un luogo in cui architettura e paesaggio si incontrano dialogando attraverso le tante testimonianze dell’arte, rendendo il paese tra i più incantevoli al mondo. Questo libro non è finalizzato a rimarcate le bruttezze che l’uomo moderno ha edificato ma piuttosto far riflettere sul patrimonio che dobbiamo tutelare e ammirare, partendo dalle storie del neorealismo, legate al dopoguerra, alla ricostruzione, alla vita semplice che da vestigie hanno costruito culturalmente l’uomo e il suo abitare. Tra analogico e digitale, due teorie che si incontrano nel divenire delle generazioni, mettendo in relazione le esperienze che sconfinano nella narrazione visiva, che la mente elabora e traduce in rime cromatiche, sfumature di grigio, sguardi incantati, suggestioni emozionali.
Le immagini di Elio Ciol, legate agli anni ’60, sono la rappresentazione visiva di sentimenti e sensazioni personali che ha catturato con stile inequivocabile in vari luoghi, lasciandosi ammaliare dai paesaggi, dalla gente e dalle atmosfere. Una visione romantica che ci accompagna dentro la serie di Giuseppe Leone che narra della sua Sicilia, attraverso vedute più aspre, in un bianco e nero tagliente, componendo scene in cui l’uomo viene collocato tra le architetture scolpite nella memoria in un turbinio di grafismi. Il piccolo Rosario insieme al padre, nel racconto di Vittorini, ci conduco in un viaggio alla scoperta di Scicli delle sue strade, dei luoghi celati, dei volti di donne e delle bellezze inattese, in una Scicli senza tempo.
Come non apprezzare il progetto di Roberto Venegoni che nel suo girovagare tra i silenzi dell’isola di Pianosa, ritrova le tracce di un passato in cui un muro divideva gli spazi, la vita e la reclusione, offrendo con il suo sguardo discreto e una varietà di tinte tenui, un’amabile interpretazione dei luoghi, che pur nella deserto abbandono, paiono serbare i passaggi di vita che hanno popolato questi per anni. Le immagini di Marco Ferrando ci portano invece in un paesino dell’alta Liguria. Si tratta di una storia che arriva da lontano, dagli anni novanta, quando censiva i moltissimi edifici rurali della zona. Entra in contatto quindi con molti degli anziani proprietari, guadagnandone la fiducia e diventando l’amico, sciogliendo le diffidenze. Marco realizza la sua ricerca nei mesi invernali perché qui si concentra il maggior “pathos” nel vivere in un luogo con le caratteristiche di durezza tipiche di un borgo di montagna, pur essendo in territorio ligure. Il viaggio casa per casa, la vita che ruota intorno alla stufa, i racconti di viva vissuta, nei bar, quale posto migliore d’aggregazione e di ritrovo.
La serie di Renato Luparia è rivolta al paesaggio piemontese delle colline del Monferrato. Sono i campi privi di limiti, invasi da nebbie vergini ad indicare un possibile cammino di conquista. Contro i frastuoni e le volgarità dei grandi centri commerciali, degli svincoli autostradali all’ora di punta, dei campi sportivi gremiti da folle urlanti, le campagne silenziose si mostrano in tutta la loro enigmatica bellezza. È il silenzio la chiave di lettura e l’invocazione che l’artista esprime con pochi rarissimi elementi che affiorano dai bianchi eterei. Mario Vidor ci porta in un luogo d’incanto, invidiato nel mondo: Venezia. Non è facile fotografare la città più fotografata al mondo, ma Vidor non subisce il condizionamento e cerca un proprio punto di vista, che non lascia spazio ai luoghi comuni. Si immerge nelle calle, attende la sera per vivere le atmosfere, riprende le persone nei momenti privati, si affaccia alla laguna con sentimento che il bianco e nero analogico traduce in armoniche nuance dal fascino senza tempo.
Infine le fotografie di Claudio Argentiero che, affascinato dal paesaggio perduto, trova nei territori di Verdi una condizione di sospensione temporale che appaga l’animo. Case rurali appaiono senza tempo, i vicini centri abitati a misura d’uomo, la riservatezza regna perpetua, solo qualche accenno di modernità ad inglobare case e storie vissute. Il colore fissa la luce su un pentagramma virato sulle tonalità tenui, sullo sfondo appaiono, come un sussurro, piccole abitazioni, mentre la neve scende candida disegnando nuovi scenari. L’Italia intima è prima di tutto il sentire di ogni autore, di chi ha scelto con coscienza il pretesto del tema per parlare di sé e delle proprie percezioni, delle nostalgie e delle scoperte, con rancore o con amore, nel pensiero espressivo che si fa immagine. Progetti che sono degni di un posto d’onore negli archivi della memoria e per questo ancor più importante il ruolo che riveste l’Afi nel promuovere confronti e dibattiti attorno al tema delle esperienze, ben più significativa di quella prettamente tecnica.

Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 200
Illustrazioni: a colori e bianco nero
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Il belpaese, luoghi e genti d'Italia - fotografie

Il belpaese, luoghi e genti d'Italia - fotografie

Raccontare l’Italia, in un momento in cui il Paese vive un travaglio difficile sotto il punto di vista sociale, è sicuramente un modo per riappropriarsi di un presupposto favorevole, quello della bellezza e della meraviglia, che i fotografi pubblicati hanno saputo cogliere con vedute intime e personali, offrendo la loro idea della penisola, afflitta molto spesso da ferite irreparabili e scempi amministrativi, ma anche fiera dell’arte e della cultura che sa esprimere.
Il libro inizia con una serie di Claudio Argentiero , dal titolo ETNEI, viaggio in Sicilia. Una sorta di itinerario che dalla città di Catania percorre la provincia, in un susseguirsi di vedute urbane e di paesaggi agresti, per giungere alle pendici dell’Etna, dalla luce tonante, che carica di sensualità l’intero progetto. Una sensualità che si ritrova nelle forme sinuose modellate dalla lava, ma anche tra le increspature materiche dei muri grevi o nelle impenetrabili viuzze catanesi, dove si svolge la vita, per cogliere nel volo dei gabbiani che signoreggiano eleganti sopra il mercato del pesce, rapporti antichi che l’uomo ha dominato, venendo ai borghi dimenticati dal fascino arcaico, che si stagliano su alture prosperose e borghi originari, per giungere ai paesaggi spezzati da grandi pale, che appaiono imperanti e nel contempo devastatrici, che il colore allevia.
Le PELAGIE hanno invece affascinato Giuseppe Cozzi , che nel suo peregrinare ha colto non solo la armonia dei luoghi, ma anche quello che rappresentano come approdo per l’immigrazione. Le immagini, dalle sfumature policrome, rendono la magnificenza di queste località, poste sul lembo estremo dell’Europa, dove regna il silenzio, spezzato da esistenze oppresse, che non appaiono, ma delle quali si sente la presenza. Tra le vie, nelle baie e nelle estese vedute marine, si colgono i valori primari dell’uomo, che ricerca nella quiete l’origine del tempo, il senso della natura e l’energia delle pietre, che si rafforzano vicendevolmente, delineando profili dall’effetto ascetico.
Scopriamo negli scatti coinvolgenti di Mario Vidor, di BOLSENA e il paradiso dei ricordi, un luogo dal respiro appartato posto tra l’Umbria e la Toscana, lambito dai deflussi del lago e racchiuso tra palazzi storici e panorami smisurati, interrotti da strutture balneari e turistiche che riconducono ai tempi moderni. L’Autore, con capacità narrativa, ci conduce tra i muri antichi che corrono verso il lago, a tratti impenetrabili, o sulle spiagge inghiottite dalle acque, dove imbarcazioni solitarie paiono navigare avviluppate tra le nuvole, lasciando affiorare grafismi tratteggiati dalla natura e dall’uomo, in una dimensione cromatica dai toni lievi.
Alessia Recupero si occupa invece di artigianato artistico, rivolgendo alla COMPAGNIA COLLA, marionettisti di livello internazionale, la propria ricerca, affascinante e avvincente. Si scopre nel suo lavoro la forma e la creatività che fin dal ‘700 identifica la storia di questa famiglia, che da generazioni forgia manualmente burattini, intrecciando storie passate e attuali, dando vita a rappresentazioni teatrali appassionanti. Uno spettacolo, quello messo in scena dall’autrice, che ci guida dentro un mondo senza tempo, dove i volti appaiono all’improvviso, strambi o inquietanti, instaurando un dialogo emotivo con chi li foggia, li veste e li osserva, concedendo la loro amabile rappresentazione scenica.
Veniamo al bianco e nero di Raffaele Montepaone , un lavoro dal titolo LIFE, che documenta lo stile di vita di anziani della Calabria, che l’autore gira ampiamente per lungo tempo, studiando un fenomeno che mette in relazione l’ambiente con l’aspettativa di vita, il sapere con la tradizione. Le fotografie, dai forti contrasti, ci mostrano facce solcate dal tempo e dalla fatica, persone mai rassegnate e fiere delle proprie radici, che conciliano una esistenza semplice con una apparente religiosità, in equilibrio tra confessione e fede. Simbolismo o dogma, credenze popolari o sapienze, queste genti hanno vissuto davvero di poco, e le fotografie di Montepaone mettono in scena un oggettivismo che si dipana tra ambienti interni ed esterni, inquadrati abilmente, suscitando una riflessione sulle matrici della civiltà contadina, senza archetipi fuorvianti.A parlare sono i volti, arricchiti da una gestualità eloquente.
Il libro si conclude con una serie di fotografie di Virgilio Carnisio , dal titolo ISTANTANEE ITALIANE, provenienti dal preponderante archivio personale, che ripercorrono senza nostalgia gli anni ’60 e i decenni a seguire, fino agli anni’90, riappropriandosi del senso analogico dell’indugio e dell’attesa, della sobrietà e del tempo dilatato.
Passano così in rassegna momenti di vita e architetture, che appaiono come istanti dal palpito mite e paziente, in cui le persone sembrano essere state collocate dall’autore in quel punto preciso, che diviene decisivo. Pochi scatti, ma un’alta bravura di cogliere l’attimo, d’arrangiare la composizione, di comunicare emozioni, di farci rivivere in un periodo sospeso, ritrovato nella scatole con stupore autentico, che non può lasciare indifferenti.
Come una rivelazione, le fotografie di Carnisio si presentano nella loro più semplice essenza, e forse è per questo che fanno il paio con l’unità della percezione e del sentimento, che si tramutano in una significante passione condivisa.. Un libro da sfogliare, con tranquillità, per ritrovare le storie, l’ambiente, il colore, l’uomo, l’arte e gli spazi che rivelano la quintessenza dell’Italia, quella scelta dai fotografi

Testi di: Mario Pafumi, Alfiuccia Musumeci Claudio Argentiero
Pagine: 176
Illustrazioni: In bianco e nero e colore
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Legnano. La città, gli sguardi, la luce

Legnano. La città, gli sguardi, la luce

Andrea Bertani, Giuseppe Cozzi, Roberto Bosio, Marco Villa, Francesco Cunocchiella, Alessia Recupero, Chiara Ciccocioppo, Claudio Argentiero,
Raccontare una città per mezzo della fotografia risulta difficile e nel contempo stimolante, poiché ci si imbriglia nei canoni estetici consueti e la volontà tuttavia, di far emergere un percorso di suggestioni che gli autori hanno ricercato, trovando comunanze e correlazioni.
Le architetture sfoggiano così la loro collocazione nello spazio, si mostrano nella diversità, raccontano la storia e declinano verso nuove prospettive, trascendono dal luogo protesi verso il cielo, o si scoprono minute per rappresentare quella intimità identitaria che i nuovi agglomerati hanno perduto.
Il guardare è da sempre un modo privilegiato di godere delle cose che ci circondano, un piacere personale nobilitante che esorta il pensiero, induce a riflettere, sviluppa sensibilità spesso latenti mettendo in moto un flusso di sensazioni decantate dai nostri occhi e mediate dalla mente.
Percezioni che vanno oltre l’oggetto stesso, accrescendo una condizione immaginosa dell'uomo che osserva con occhi schietti la realtà, trovando nella rappresentazione un punto di vista personale che richiama interrogativi sull'essere, sull'aspirazione al vedere oltre le apparenze, uno slancio verso la consapevolezza poiché, come teorizza lo stesso Leopardi, esiste "una doppia vista, una facoltà della pupilla e parallelamente dell’anima, una duplicità costante insita nello sguardo del poeta, un reale esercizio di vita”.
E’ certamente un fatto più concettuale che visivo quello sopra espresso, ma nel lavoro dei fotografi in mostra, vi si trovano spunti interessanti che non negano tali riflessioni ma le esaltano nel designare alla rappresentazione fotografica l’obiettività che da sembianza diviene ombra, idea, celebrazione della transitività, trasponendo su carta concetti che dialogano con la luce.
Vi si trovano, dunque, i silenzi dell’alba, le atmosfere della notte, le tracce del passato nei muri dai colori tenui che sono testimonianza e non degrado, e ancor più la poetica della memoria dal fascino oscillante, per giungere alla modernità che riconduce a vicende post industriali, mutate sapientemente, per incontrare lo scorrere dell’Olona che si insinua nel paesaggio urbano, sfociando libero verso la periferia, per giungere al bianco e nero che, grazie alla sintesi delle linee, ci riporta ad una condizione atemporale.
Non semplici fotografie, come può apparire, ma un modo per conversare di territorio.
Claudio Argentiero





Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 143
Illustrazioni: bianco e nero / colore
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Figure silenti. Omaggio ad Odoardo Tabacchi

Figure silenti. Omaggio ad Odoardo Tabacchi

Claudio Argentiero
Il perfetto equilibrio tra luce e materia, tra forme ed ombre sono il trait d’union che alimenta il dialogo artistico di Claudio Argentiero e Odoardo Tabacchi, se non fosse che i loro sguardi sono davvero distanti, ma nel tempo. Acuto interprete della luce e del nero come luogo dell'essenza del percepito il primo, appassionato demiurgo di volti e pose romantiche ma altresì realistiche e testimone di battaglie risorgimentali, il secondo.
Dalla capacità di saper dare voce all'abbandono, alla transitività della materia, al mutismo di preziosi calchi in gesso, nasce la ricerca fotografica di Claudio Argentiero che indaga la simultaneità delle possibilità espressive date dalla luce e dalle forme, a volte morbide a volte rigorose.
Il silenzio assume un volto, la luce diviene linguaggio e le ombre svelano presenze dal temperamento raffinato e vivido, scardinando i concetti di spazio e di tempo.
La fotografia è il luogo dell'alchimia dei sentimenti, delle geniali intuizioni e degli incontri. Un esercizio meditativo sulla possibilità di leggere la sacralità gestuale dello scultore, regalando pienezza alle forme che, nella loro apparente immobilità, rivivono manifestando malinconie e misteri.
Personaggi ottocenteschi e busti dalla minuta descrizione dei dettagli di gusto neoclassico, sembrano chiedere riscatto ribandendo l'orgoglio sopito, il tumultuoso impeto patriottico e la potenza plastica della materia che diviene esistenza.
Claudio Argentiero ha deciso di dare luce alla lacunosa frammentarietà della memoria orchestrando una danza onirica di contro all'imperfetto divenire, solcandone i vuoti, dominando magistralmente i binomi luce/ombra, figura/spazio e bianco/nero. Le sensibilità artistiche dei due autori convergono in quella che potremmo definire l'energia creativa, poiché il rapporto mimetico tra realtà e fotografia è solo apparente, così come tra la materia e l'idea. L'atto creativo è fusione, irruzione nella materia, tensione che fa dell'oscurità l'altro volto della luce. Il rapporto quindi tra realtà e dimensione immaginata diviene corrispondenza di amorosi sensi e l'artista il cantore dell'animo umano.
Alfiuccia Musumeci



Testi di: Alfiuccia Musumeci
Pagine: 112
Illustrazioni: bianco e nero / colore
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Busto Arsizio. Immagini di una città immaginata

Busto Arsizio. Immagini di una città immaginata

Carlo A. Tancredi, Anonimo d'archivio, Claudio Argentiero
Protagonista delle prime pagine è la vita, che formicola nelle strade e nelle piazze. I quadretti, composti dall’anonimo, lasciano le case, le chiese e i palazzi a fare da quinte e scenario alla gente, impegnata a passeggiare e affaccendarsi, come lo spirito della città impone. Lo fanno nei costumi, secondo le mode del tempo, in posti che non sono troppo diversi dagli attuali, ma irrimediabilmente diversi, benché si riconoscono dal primo istante.
Finora, una ricerca condotta anche attraverso un gruppo di Facebook non ha dato un nome all’autore. Non è escluso che, prima o poi, si presenti o alcuno ne indovini l’identità. Allora, sarà il diretto interessato a spiegare cosa lo spinse a fotografare attimi tanto banali, eppure tanto incantevoli.
Negli scatti dell’anonimo c’è l’imbianchino arrampicato sulla scala a pioli, davanti al un lampione dalla forma inequivocabile. Un ambulante aggiusta la motoretta. Sul manubrio, è montato il refrigeratore del “Super gelato”, come oggi neppure in cartolina. Impagabile è lo spaccato di piazza San Giovanni, ripresa dalla torre campanaria della basilica. Guarda le auto, parcheggiate nelle aree di sosta. Ancora una volta, è il tempo a dare la misura di un’immagine presente, che si scolora nel passato prossimo.
Segreta è invece la Busto della seconda sezione. Qui, il colore caldo e agée lascia spazio al bianco e nero, che racconta con lo stile del reportage i freddi cortili e le penombre.
La poetica del professor Mario Tancredi fa da controcanto all’opulenza della città operosa, che si scopre improvvisamente misera, non senza provarne vergogna. “Venivo a fare visita a mia cognata, che aveva una brutta malattia ed era in cura all’ospedale di Busto”, ricorda Tancredi, docente in pensione. All’epoca, insegnava italiano e latino al liceo scientifico di via Vittorio Veneto, a Milano.
Succedeva tra il 1984 e il 1985: “Nei momenti liberi, percorrevo le vie del centro. Scoprivo una città affatto estranea al mio immaginario. Quando pensavo a Busto Arsizio - succedeva a me come a chiunque, - la mente correva all’epopea del tessile, al benessere di un industrioso borgo padano, dove i soldi giravano a vagonate. Erano gli anni della Milano da bere e, per quello che ne sapevo direttamente, Busto non era da meno”.
La realtà che il professor Tancredi spalanca, celata dai portoni socchiusi, contraddice l’immagine della città immaginata, arricchendola di inesprimibile poesia: “Rimasi affascinato dalla visione delle corti popolari, dove mancava tutto, a cominciare dall’acqua calda e dall’illuminazione. Iniziai a ritrarre quei luoghi con dedizione e con la passione per la fotografia. Usavo una Hasselblad e una Nikon F3, che montava un grandangolare dalle qualità favolose, senza linee cadenti. Girai per mesi, macchina in spalla, aspettando la luce giusta, le ombre appropriate, chiedendo alla gente di posare per me”.
Dalla Busto delle corti e dalla passione del professore, nascono 120 scatti. Una decina si conquista la ribalta l’anno seguente, alla ex Fiera di Milano, in occasione del Salone Internazionale d’Arte e Fotografia: “Vennero stampate in formato fine-art dallo stampatore di Gianni Berengo Gardin. Anche il Comune di Busto si interessò, ma non se ne fece niente”, ricorda Tancredi, 83 anni d’età. Insieme all’anonimo, stampe e negativi sono depositate in archivio, in attesa soltanto di essere strutturati.
La terza e ultima sezione è firmata da Claudio Argentiero. Ha come oggetto l’architettura e si riferisce al movimento: “Lento e rapido che sia, ogni movimento in atto nella società deforma e riadatta - o degrada irreparabilmente - il tessuto urbano, la sua topografia, la sua sociologia, la sua cultura istituzionale e la sua cultura di massa (diciamo: la sua antropologia)”. Il passo è ancora di Italo Calvino. Si trova in un articolo intitolato Gli dèi della città. Pubblicato nel 1975, è incluso nella raccolta di saggi Una pietra sopra.
“Città diverse si succedono e si sovrappongono, sotto uno stesso nome di città. Occorre non perdere di vista quale è stato l’elemento di continuità che la città ha perpetuato lungo la sua storia, quello che l’ha distinta dalle altre città e le ha dato un senso. Ogni città ha un suo programma implicito, che deve saper ritrovare ogni volta che lo perde di vista, pena l’estinzione. Una città può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere stirpi diverse succedersi nelle sue case, vedere cambiare le sue case pietra per pietra, ma deve, al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dèi”, conclude l’autore de Le città invisibili.
Se non si palesano, gli dèi di Busto si lasciano quanto meno intravedere. Sono i lavori per lo spostamento dell’obelisco ai caduti, ora in piazza Trento e Trieste. Sono la vecchia insegna con il biscione dell’Inter Club, in piazza Vittorio Emanuele. Sono le demolizioni delle vecchie fabbriche, svuotate di operai, macchinari e lavoro. Tra la via Mazzini e piazza Manzoni, sorgeranno palazzine. Sono i cortili scomparsi: gli stessi immortalati dal professore milanese, appena poche pagine prima.
Sia chiaro. Non è un libro incline alla nostalgia questo, né alla denuncia. L’occhio panoramico si sofferma su una città in cambiamento. Dalla stazione ferroviaria delle Nord al restauro della cappella di San Carlo, l’anello di congiunzione tra passato e presente coglie l’attimo della metamorfosi. Il viaggio, proposto in queste pagine, mostra una città che non esiste, ma mantiene determinate caratteristiche.
Di Busto Arsizio, si diceva fosse “la città delle cento ciminiere”. Lo è ancora. Sono ciminiere invisibili che raccontano una storia di imprenditorialità, di operosità, che ha elevato un tessuto sociale dalla miseria e che ha bisogno di cambiare, per esprimersi secondo i tempi, per mantenersi fedele a se stessa. Lo fa con accenni di poesia e con tanto ottimismo, nella certezza di ritrovare sempre i suoi déi.





Testi di: Carlo Colombo
Pagine: 126
Illustrazioni: bianco e nero / colore
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Varese, una provincia da amare. I luoghi, la storia, gli sguardi.

Varese, una provincia da amare. I luoghi, la storia, gli sguardi.

Argentiero * Bertani * Bosio * Colombo * Introini * Niglia
L'Archivio Fotografico Italiano, da alcuni anni è impegnato nella realizzazione di ricerche fotografiche finalizzate alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Lombardia, e non solo, progettando e sviluppando ricerche mirate ben strutturate. L’attività s’identifica particolarmente nella realizzazione concreta di specifiche documentazioni fotografiche, attraverso l’assegnazione di specifici percorsi e/o itinerari, suddivisi per ogni fotografo incaricato.
Un modus operandi che ha consentito di produrre una rilevante quantità d’immagini, poi utilizzate per mostre itineranti e pubblicazioni di pregio.
Da qualche tempo nutriamo l’idea di dedicare una serie di pubblicazioni alla nostra provincia, con l’intento di sviluppare un’ampia e articolata indagine fotografica alla scoperta di un territorio che conserva un patrimonio straordinario e peculiare, ricco di affascinanti ambienti, di realtà storiche, artistiche e rurali che meritano di essere vissute e divulgate, attraverso immagini d’autore, capaci di coniugare estetica e contenuti.
Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 143
Illustrazioni: bianco e nero e colore
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OPAI. IO C'ERO. Voci e volti della casa dei bambini di Olgiate Olona

OPAI. IO C'ERO. Voci e volti della casa dei bambini di Olgiate Olona

Enrica Mariateresa Ferrazzi
Condividere un nuovo libro che della memoria fa esperienza, è per l’Archivio Fotografico Italiano motivo di vanto, tenendo conto che solo partendo dalle testimonianze vissute è possibile ricostruire storie che hanno identificato il territorio.
Il comune di Olgiate Olona non è certamente nuovo a questo tipo di proposte, consapevole che un lavoro d’ascolto attento e partecipe, può riservare amabili sorprese ma anche riflessioni e confronti, assonanze e disaccordi. Ma è proprio il parallelo tra le due esperienze a fissare il limite della comprensione.
L’incisività delle espressioni diviene ricordo sociale, interpretazione elaborata dall’esperienza, medicata dalla vita, declinando in atti di stupore o torpore della memoria, le impressioni che ne scaturiscono, influenzate dai codici interpretativi con i quali si valutano i racconti.
Narrazioni che trasformano il passato in atti di fede, amore e livore, favorendo un riscatto culturale che si perpetua in esperienze taciute per anni, quasi a dimenticare il contesto in cui si è consumata un’infanzia mitigata da studi, conoscenze e giocosi momenti tra coevi.
In questo volume la fotografia pare abbia un ruolo marginale, rispetto agli empirici racconti che lasciano immaginare le vite vissute, ma appare evidente che i due linguaggi trovano il giusto equilibrio, perché se da una parte la scrittura stimola la nostra fantasia, dall’altra la fotografia coglie istanti che non necessitano di parole per essere compresi, appassionando anche i più agnostici.
Non si tratta di puro realismo, ma piuttosto di una sorta di diario del tempo che pone l’accento su “momenti privilegiati”, così lontani che paiono stinti, raccolti in un fotogramma che nella semplicità del supporto racchiude qualcosa di avvincente.
Ne emerge una dimensione umana che è legame con il mondo, nella pervasiva onnipotenza della divulgazione visuale, in cui la fotografia riviste un ruolo di primo piano, nella discrezionalità dello scatto, che non è mai oggettivo ma soggettivo, come la lettura di un poema che diviene inno alla vita.
Claudio Argentiero
Presidente Archivio Fotografico Italiano

VOLUME NON DISPONIBILE

Testi di: Enrica Mariateresa Ferrazzi
Pagine: 240
Illustrazioni: bianco e nero
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Gallarate, dal centro nobilitando la periferia.

Gallarate, dal centro nobilitando la periferia.

Claudio Argentiero
L'aurora non si era fatta attendere, prima con una sottile striscia rosata, poi con un arco luminoso che aveva spento le stelle a una a una.
E quando il sole si era affacciato aveva "aperto" le pagine di un racconto magico dove le immagini si mescolavano alla calma e al silenzio. Tutto avrebbe potuto, all'improvviso, accadere.
Immagini terse e ovattate, maestose e colme di memorie, immagini di cieli e sole, di neve candida e immacolata e, ancora, rivelanti cose comprensibili al cuore. Una luce diffusa a trarre dall'ombra contorni, oggetti, sagome, muri, strade, palazzi, marmi, piazze, persone.
Così, sfogliando le pagine e soffermandomi sulle fotografie di questo stupendo, nuovo, libro di Claudio Argentiero sono stato permeato da una riflessione cui da tempo cercavo di dare voce.
Ovvero: in nessuna atmosfera, in nessuna emozione, il vecchio Borgo dei due galli appare così eternamente giovane come quando lo si contempla di tra le fenditure di una panoramica, di un primo piano, di una dimensione sospesa tra spazio e tempo, finanche di tra le fenditure di antiche strutture in rovina. [...]
Immagini, in questo prezioso volume, colte e fissate nell'elegante bianco e nero e in un cromatismo poetico; fotografie che, in particolare per lo scrivente di queste note che ha doppiato la boa dei settanta anni, destano, essendo nella cara Gallarate nato, ricordi, palpiti, commozione, l'eco del suono di campane, le cime delle Prealpi inargentate dalla brina.
Claudio Argentiero ci accompagna in un viaggio della memoria che sfocia nella attualità: via Matteotti prima che fosse contornata dall'Istituto Falcone, ruderi, gru al lavoro, ciminiere, con il tempo gradualmente e in buona parte sacrificate a chissà poi che cosa. [...]



Testi di: Elio Bertozzi
Pagine: 143
Illustrazioni: bianco e nero
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Giuliana Traverso. IO SONO QUI

Giuliana Traverso. IO SONO QUI

Giuliana Traverso
Giuliana Traverso si racconta attraverso ricordi, sogni, sensazioni, grandi e piccoli eventi, amplificati dalla memoria o dalla percezione infantile. Costruisce per i lettori una sorta di diario incongruo, che non rispetta il tempo, che segue il fluire non ordinato dei pensieri. Non racconta “fatti”, non dice i dove e i quando, cita di striscio persino i nomi dei suoi familiari e insiste invece nel rintracciare attraverso ricordi minuti le sensazioni e i sentimenti che l’hanno fatta diventare quella che è.
Quasi un diario di formazione che ruota attorno ai legami con la famiglia, con gli altri, ma soprattutto attorno ai concetti di dignità e di libertà. In quarta ginnasio i suoi ricordi si fermano.
Poi riprende. È già grande. Accenna fuggevolmente a un viaggio in Irlanda nel quale scopre rimpianti d’amore, ricorda incontri e progetti realizzati a Orvieto o in India, confessa più volte l’affetto che la lega alle sue allieve. Intreccia i momenti di creazione delle sue immagini con i profumi o con gli altri stimoli che le hanno sollecitate. Dice quando, perché e come ha iniziato a insegnare e perché ha deciso di farlo solo con le donne. La scuola rimane il ricordo costante, che si intreccia alla vita privata, che illumina il pensiero e il presente. Della sua lunga e felice stagione fotografica ci sono accenni, tracce sparse che si mescolano tra di loro.
Per chi conosce lei e il suo lavoro ci sono e ci saranno troppe omissioni. Per chi conosce lei e il suo lavoro ci saranno molte scoperte. Giuliana Traverso ci guida in modo volutamente ondivago e senza una ricerca di coerenza attraverso la sua biografia fotografica e non, in un viaggio che è il viaggio della sua vita e lo fa con il garbo gentile di chi non vuole intrudere, di chi sa di dover raccontare ma lo fa con riserbo e pudore intrecciando lavoro, pensieri, sentimenti, vita privata e vita pubblica.
La sua relazione con la creazione è istintiva, emotiva, non cerca riferimenti nella storia della fotografia e si colloca sempre e comunque a lato dei movimenti e degli autori che hanno segnato l’evoluzione della fotografia in Italia e non solo. La sua è una cultura visiva sedimentata dalla conoscenza e alimentata dalle emozioni, praticata quasi quotidianamente, arricchita dalle esperienze sul campo e dalle sperimentazioni didattiche. Ha fatto sua trasversalmente la ricchezza della fotografia amatoriale degli anni Cinquanta, l’ha arricchita con istinto e consapevolezza, ha previlegiato sempre e comunque la complessità di un’indagine affrontata in profondità, la costruzione di una storia, alla seduzione facile di un’immagine.
La pratica della fotografia, gli incontri, i viaggi, le scortesie maschili, le complicità femminili, la curiosità, il bisogno di non perdere mai il controllo delle situazioni e l’eleganza nell’affrontarle, la capacità di imparare dai propri errori, le lezioni apprese nell’infanzia e dalla famiglia, una sorta di femminismo non rivendicativo, il ricordo di Lanfranco Colombo, suo secondo marito e instancabile promotore della fotografia, che aleggia in diversi momenti lucidi e affettuosi, e sempre la presenza quasi tangibile delle sue molte allieve trovano spazio in una narrazione che Giuliana stessa riconosce essere stata un parto faticoso. Pensieri e ricordi recuperati da un passato lontano o recente, dettati a una sua allieva, non sempre la stessa, trascritti poi, riletti e meditati insieme: un procedimento che avrebbe potuto togliere spontaneità e che invece, come lei stessa precisa, le è stato tutto sommato semplice. “Non ho mai scritto – dice – ma ho sempre parlato in pubblico, quindi raccontare è stato in realtà solo un lasciar fluire la memoria”. Giuliana Traverso accetta di farsi conoscere attraverso ricordi che si affastellano, si inseguono, si intrecciano, senza che vi sia una cronologia da rispettare.
Ma anche attraverso le immagini che nel corso degli anni ha realizzato e che vuole ricordare perché intimamente legate alla sua storia. Non tutte, perché non vuole proporre un’antologia ragionata del suo lavoro, non necessariamente le migliori, ma solo le immagini che l’hanno accompagnata nel tempo, che avrebbero potuto far parte di un diario personale e privato. E che con generosità offre oggi ai suoi lettori.
Giuliana Traverso ha costruito una trama nella quale le date le sfuggono (le sono sempre sfuggite) e gli eventi non sono necessariamente consequenziali. L’ordito devono crearlo i suoi lettori, scegliendo e assemblando, seguendola nel suo ondivago procedere, tra parole e immagini. Ricorda di aver sempre preteso dalle sue allieve che riportassero sulle loro foto luoghi e date mentre lei non l’ha fatto mai e non vuole farlo neppure ora. E lei stessa così si definisce: buona insegnante e cattiva allieva.
Giovanna Calvenzi



Testi di: Giovanna Calvenzi e Giuliana Traverso
Pagine: 180
Illustrazioni: bianco e nero / colore
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Castellanza. Sguardi, memorie, futuro.

Castellanza. Sguardi, memorie, futuro.

Argentiero * Bosio * Cova
Una libro fotografico che, partendo dal territorio cittadino, ben delineato in questo libro, rappresenta le esperienze e lo sguardo di differenti autori, affermati ed emergenti, che esprimono con i loro lavori un punto divista, un periodo storico, una lettura della realtà filtrata dalla propria sensibilità, un'operazione che li ha condotti nella città alla ricerca di prospettive in bilico tra passato e presente, con uno sguardo al futuro.
La prima parte del volume, in bianco e nero, ritrae il recente passato, gli anni ’90, che hanno segnato importanti mutamenti, da paesaggio industriale a spazio residenziale, spostando di fatto la prospettiva, intesa come atto del guardare, che solo la fotografia può interpretare pienamente per la memoria collettiva, senza ambiguità.
I tre autori, Claudio Argentiero, Roberto Bosio e Gabriele Cova, si sono misurati proprio con le modificazioni, documentando trasformazioni e smantellamenti che non sono denuncia o esaltazione del brutto, ma scene mutanti e reminiscenza, nel fluire del tempo.
Incontriamo la stazione moderna, a tratti futurista, dalle linee geometriche e armoniche che pare vibrino quando accarezzate dalle folate del vento, poi la notte, che abbraccia i silenzi e addolcisce la visione, avvalendosi di atmosfere sognanti, in cui le rigorose linee degli edifici mutano in labirinti e profili d’ombra impenetrabili, immobili ma dialoganti.
Nello scorrere delle pagine emerge il colore, che trova rispondenze nella attualità della forma, come un’eco risonante che guarda al futuro senza tralasciare il passato, coniugando valori e significati, per tornare al bianco e nero, dai toni graduati, che nell’essenza si veste di grigi. Dare un volto al reale sembra essere il filo conduttore di questo volume, con espressioni differenziate nell’intervallo del tempo, finalizzate a congiungere le aspettative biunivoche, nell’ambito di una complessiva attitudine intellettuale, che fa del pensiero il centro dell’azione e l’analisi di un sentimento, in cui la percezione assume il volto della forma, qui ben delineata.
Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 128
Illustrazioni: bianco e nero e colore
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Valli varesine, volti dell'agricoltura, armonia del paesaggio

Valli varesine, volti dell'agricoltura, armonia del paesaggio

Argentiero * Bertani * Camisasca * Ciccocioppo * Cozzi * Di Nozzi * Preda
Di queste terre e delle nostre valli si è scritto molto, negli anni, anche se non tutto, e forse non ancora abbastanza. Si è detto della bellezza e del fascino dei paesaggi, degli scorci a lago, delle segrete, talvolta nascoste ricchezze, di testimonianze storiche, dei segni di fasti antichi, di qualche nobile e quasi austera traccia di solidità economica.
Si è scritto dell’operosità di un territorio che ha legato le proprie vicende a quelle di opifici divenuti essi stessi parte fondante della “storia” dei luoghi, per quanto hanno saputo, per decenni e talvolta per secoli, marcarne la crescita economica segnandone l’evoluzione.
Ora che le condizioni di vita e di lavoro sono cambiate, con la progressiva scomparsa di tante realtà un tempo produttive, le valli scoprono, o riscoprono, una propria fisionomia diversa, per qualche verso antica e in qualche modo nuova: è quella del mondo rurale, legato ad un tempo all’allevamento e alla produzione agricola, ma anche alla pesca, all’ambiente silvano, al vivere e all’abitare la terra ponendola al centro di ogni proprio interesse, economico ma non solo. In ogni piccolo paese delle valli, dal piano così come sulle sommità, si sono moltiplicate le realtà di aziende che hanno scelto di legare le proprie sorti alla terra, al lavoro su di essa, con essa, riprendendo e perpetuando una sapienza antica.
Sono state, a volte, scelte coraggiose e controcorrente, compiute quando tutto faceva propendere per altri obiettivi, apparentemente più facili e alla portata di mano, e continuare a sostenerle comporta sempre e comunque una grande dose di fiducia, di coraggio, di fatica.
Le immagini raccolte in questo libro ci restituiscono, attraverso un percorso interpretativo, le fisionomie ed i luoghi di questo mondo operoso, che guarda a suo modo con fiducia al futuro, scegliendo ogni giorno di rimanervi, di crescervi i propri figli, di prendersene cura.
Un progetto fotografico che induce alla riflessione, restituendoci paesaggi e luoghi, tracce dei modi di abitare passati e segni più recenti della presenza umana, che ci parlano attraverso i volti, occhi ed espressioni di donne e uomini che hanno in comune, pur senza esserselo mai detto, lo stesso amore per terra e per la vita.
L’occhio dei fotografi l’ha colto, la loro arte ce lo consegna, perché possiamo conoscerlo e a nostra volta regalarne ad altri, con la forza espressiva e lo stile di ogni singolo artista.

Testi di: Angela Viola
Pagine: 144
Illustrazioni: bianco e nero e colore
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LAGO MAGGIORE, incanti di luce

LAGO MAGGIORE, incanti di luce

Claudio Argentiero
La lettura delle sponde lacustri fatta da Claudio Argentiero rivela una sorta di viaggio interiore ed esistenziale che diventa interpretazione estetica ma anche formale dello spazio. La tecnica intrapresa dall’autore, quella dell’infrarosso, supera la dimensione del sensibile per esprimere ed evocare un mondo oltre la percezione dell’occhio umano, oltre il visibile, oltre il reale, rivelando sfumature di luminosità che sottolineano una scelta consapevole, quella di un progetto fotografico che si nutre del bisogno di doversi differenziare da tutto ciò che è stato raccontato sul lago Maggiore, elargendo una visione originale ed inedita.
La scelta stilistica adottata da Argentiero è costituita dall’uso cromatico del bianco che, agendo su grandi porzioni del paesaggio naturale, lo illumina vivacemente, entrando, grazie all’inquadratura, come silenziosa “astrazione”, contrastando la linea scura e orizzontale del lago e l’incombenza ombrosa del cielo, provocando in chi osserva un certo spaesamento.
Ci troviamo di fronte a spazi aperti, forse già visti, legati a una quotidianità quasi dimenticata, anche se ancora molto presente. Cosicché gli scatti perdono volutamente la loro essenza di semplice documentazione - intesa come individuazione, raccolta e analisi di informazioni che corredano una ricerca - per divenire viva e tangibile testimonianza di uno scenario di confine, un paesaggio instabile tra rurale e urbano, tra fisso e mutabile, tra reale ed immaginario.

Testi di: Claudio Benzoni
Pagine: 128
Illustrazioni: infrarosso
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Legnano, dagli album di famiglia volti, storie, lavoro

Legnano, dagli album di famiglia volti, storie, lavoro

L’esigenza di analizzare il territorio attraverso la fotografia, con un approccio critico-interpretativo, mai adulatore, è da sempre tra le peculiarità dell’Archivio Fotografico Italiano, che sulla Lombardia ha svolto diversi progetti aprendo la strada a dibattiti costruttivi.
L’idea di dare alle stampe un volume sulla città di Legnano, rivolto principalmente alla prima metà del novecento, è quanto mai stimolante, sia sotto il profilo storico che sociale, poiché diviene opportunità di approfondimento e di recupero di immagini significative, finalizzate alla creazione di un archivio comunale strutturato, dal quale attingere per studio, lavoro e passione, non trascurando la componente affettiva, suggerita dal legame dei cittadini con i propri luoghi, di nascita o di acquisizione.
L’importanza di questo progetto è senza dubbio la partecipazione attiva di molti cittadini, che hanno offerto un apporto rilevante facendo emergere dai cassetti e dagli album personali momenti di vita privata, di gioie e dolore, giovinezze e maturità, celebrando la fotografia per la profondità emotiva che riveste, nel suo farsi ricordo.
Altro discorso quello del collezionismo fotografico di classe, conservato con gelosia, che svela momenti importanti di vita pubblica, dimenticati e occultati dal tempo, di grande fascino e valore, anche specialistico.
Le storie si intrecciano, si fanno vive, riconducono alla mente trascorsi e traversie, tradizioni radicate nel paese, mai cambiate nella individualità e nell’anima dei cittadini, come quelle delle contrade, del dialetto, dei sentimenti per alcuni scorci rimasti tali, non solo nei racconti dei più attempati.
A scorrere i vari capitoli, che come piccole tessere vanno a comporre un mosaico di memorie.
Se la Lombardia ha rappresentato lo sviluppo industriale del Paese, svolgendo un ruolo trainante nei comparti produttivi, ingegneristici e industriali , finanziari e della moda, senza omettere l’editoria, la comunicazione e l’intuito affaristico, per citare solo alcuni settori, Legnano ha offerto senza dubbio una opportunità di crescita e di sviluppo rilevante.
La sua collocazione geografica, vicina al capoluogo lombardo, ha rivestito una attrattiva per gli insediamenti produttivi, potendo “sfruttare” anche le acque del fiume Olona, accrescendo servizi e vie di comunicazione per favorire i mercanteggi internazionali.
Si può affermare che la visione evoluzionista del passato si intreccia con un presente dominato dalla necessità dell’azione, della crescita, dell’illuminazione, potendo godere delle conoscenze maturate per prospettare nuovi modelli sociali, favorendo un più moderno clima culturale.
La nostra esistenza è mobilità mentale, transitorietà materiale, istinto e intelligenza, che ognuno è chiamato a mettere a disposizione della collettività.
Platone della reminiscenza fece un baluardo, diffondendo una precisa dottrina e affermando che unicamente dalla memoria può emergere la conoscenza, attraverso il concetto delle idee che nella verità trova l’enfasi delle esperienze del ricordare.
Certo, filosofia, impronte in equilibrio tra razionalità e distacco, ma a pensarci bene come possiamo scostarci da una ricomposizione innescata della mente davanti a determinate impronte del passato, siano esse visive o scritte, riattualizzandole nel presente, nel paradosso delle esperienze in cui lo spazio-tempo diviene impressione appassionata.
L’analisi con la quale si sono riportate alla luce singole immagini e sequenze coordinate, delinea un metodo di lavoro complesso che trova nell’accostamento per temi il corpus del progetto, con alcune variabili che pongono a paragone parti della storia, cercando comunanze, per cogliere nella realtà una sorta di approccio ascetico, che ci interpella.
Restiamo affascinati, smarrendo quel senso di confidenza con il reale, trovando spunti nell’infinito istante che nell’attimo dell’esistenza ci parla del tempo, rivelando poetiche, che nell’accezione del temine mutano la nostra percezione in armoniose vedute romantiche, lasciando all’immaginazione di vagare tra le pieghe dei fatti, quando la fotografia riesce a cogliere l’essenza del momento.
In queste fotografie, certamente non banali e ordinarie, quello che più interessa è la ricomposizione transitoria, che eccelle in alcune serie, abilmente avvicinate, offrendo quell’inafferrabile processo nostalgico che permea la nostra società, in cui tutto pare in equilibrio, dalle relazioni umane al lavoro, dall’impegno politico all’adombrarsi di scenari urbani sempre più edificati, al tempo libero, vissuto come progresso collettivo al quale dare un senso compiuto, occupandosi di qualcosa.
Non vi sono nelle immagini vezzi creativi, perlomeno ricercati con una lucida modalità artistica, ma una onesta documentazione di eventi che nell’esperienza quotidiana diventano perpetui, solenni, a tratti affettuosi, con echi simbolici che marcatamente non influenzati da composizioni astratte, tramutano in cliché dai quali non possiamo sfuggire, e che in parte appagano la nostra consapevolezza.
Si tratta di concepire il luogo e il ricordo come metafora dalle sfumature inattese, ritrovate dopo anni di oblio, tra album in raffinata pelle, lavorata a mano, e scatole di tela, ben rilegate.
Le stampe fotografiche su carte vellutate, oggi sempre più in disuso, prodotte sapientemente in camera oscura, vocalizzano sentimenti personali e collettivi, accendono dialoghi e un collegamento tra le generazioni, con l’incanto verbale della reminiscenza, nel tentativo di riconciliare l’opposto razionale dei vissuti, con l’ambizione della sintesi.
Oggi possiamo godere di queste immagini, invogliare dibattiti e riflessioni, confrontarci sulle dinamiche antesignane, su quelle progressiste, sul futuro del territorio, sulle scelte da farsi per non smarrire quell’identità, che nel parallelismo ansioso dei mutamenti, intravede il mescolamento inarrestabile delle genti, che tratteggiano nuovi paesaggi umani e urbani.
La caduta in disuso delle raccolte fotografiche nel tempo creeranno una sorta di smarrimento, poiché la ricchezza dei documenti reperiti consentono di contrastare una globalizzazione imperante che nel web trova l’espressione massima del consumismo visuale, senza lasciare traccia. Bruciamo ogni cosa nell’etere dell’inconsistenza.
L’impegno del comune di Legnano è lodevole perché ha compreso l’importanza di aggregare le esperienze, di catalogare l’esistenza, di sommare le emozioni, con la finalità di prospettare un registro che non è solo rappresentazione, ma studio della storia.
Pensare a nuove campagne fotografiche, come elemento di congiunzione tra le varie epoche, significa tramandare esperienze e chiavi di lettura che nel processo interpretativo dei fotografi trovano i paradigmi dell’esistenza. Un lavoro già in atto, che nobilita il passaggio tra analogico e digitale, in quanto è la sostanza che conta e non la mera scelta tecnica che spesso permea di assolutismo radicale molto fotografi. Lo sguardo non si piega al mezzo.
Claudio Argentiero


Testi di: Claudio Argentiero, Alfiuccia Musumeci, Giacomo Agrati
Pagine: 142
Illustrazioni: In bianco e nero
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MILANO GRENOBLE

MILANO GRENOBLE

La collaborazione tra Surexpose di Grenoble FR e l’Archivio Fotografico Italiano di Castellanza IT, si concretizza con un progetto di lettura visiva dei due territori, finalizzato a porre a confronto gli spazi urbani, con una imprescindibile riflessione sul senso dell’abitare.
Dal centro alla periferia, dalla storia alla contemporaneità, seguendo idealmente una sorta di circonferenza, di perimetro e fissando dei punti cardinali, così i tre autori, pur con stili differenti che avvalorano la ricerca, hanno documentato la complessità del paesaggio e le relazioni che si innescano con chi lo abita, mostrando, in qualche caso, le persone.
Nel rigore dello sguardo, emerge una poetica che conduce ai silenzi, spesso solo apparenti, che pongono quesiti e mettono in atto il recupero della memoria, con accenti fortemente espressivi. Luoghi in cui lo scrittore francese, nato a Grenoble, Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal, ha vissuto, dimorando per lungo tempo a Milano alla scoperta dell’intera Lombardia, interessandosi di musica e pittura, di politica e di filosofia, alimentando l’intera sua produzione letteraria di forte impronta realistica.
Forse proprio quest’ultimo aspetto costituisce il trait d’union tra le due diverse epoche, dove l’aspirazione all’analisi e l’inclinazione al gusto per i dettagli, lasciano intuire sottili conflitti tra individuo e società, tra tensione verso la vita e rigore scientifico.

Testi di: Niglia, Bérar, Argentiero
Pagine: 144
Illustrazioni: In bianco e nero e colore
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100 e uno volti della fotografia italiana

100 e uno volti della fotografia italiana

Hermes Mereghetti
I fotografi non hanno mai un volto. Sempre, o quasi, sono riconoscibili solo per le loro opere. Ci chiediamo spesso chi si cela dietro ad una fotografia. Chi ha scattato quell’immagine di reportage? Dietro a quel bellissimo ritratto di donna, chi c’è? E poi ancora, quell’immagine statica che documenta lo scorcio di una città. Chi ha calpestato quei luoghi? Quali occhi hanno potuto osservare e fissare per sempre un istante? L’immaginazione vaga nell’infinito e nella fantasia come alla ricerca della voce in un film muto. Spesso ciò che si focalizza in modo fantasioso nella mente, non corrisponde alla realtà.
Come quando pensiamo che per camminare in cerca di luoghi, con un banco ottico sulle spalle, bisogna avere gambe buone, e poi scopriamo, invece, che colui che vaga nel cemento della metropoli, sotto il sole rovente, ha la barba bianca e si muove con lentezza. Questo progetto non vuole smascherare l’artista che sta dietro ad una macchina fotografica, bensì, vuole essere una nobile associazione tra l’opera fotografica e la persona.
Si, perché spesso dietro ad un “Ph. Mario Rossi/Ag. Pincopalla” stampato sulle pagine di un giornale, ai margini di una foto, non c’è solo un essere umano. C’è molto di più. C’è l’uomo che grazie allo sforzo di una “messa a fuoco”, ci fa vivere istanti irripetibili e grandi emozioni. Ci fa vedere quello che i nostri occhi distratti non sono riusciti a cogliere.
Cento volti di fotografi. No, centouno “uomini” che della fotografia hanno fatto la propria vita. Grandi reporter, psicologi del ritratto, maestri della luce, visioni personalizzate che raccontano il mondo, artisti che vedono oltre l’essenziale.
Un grande mosaico di volti, pennellati dalla luce di un incontro e da una stretta di mano. Nella speranza che la fotografia continui ad esistere e a raccontare la vita. Perché senza quell’istante, la nostra vita è come se non fosse mai esistita.

Testi di: Argentiero, Ratto, Mereghetti
Pagine: 120
Illustrazioni: In bianco e nero
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LIFE

LIFE

Raffaele Montepaone
Life comprende due serie di opere, Faces ed Hands. Volti e mani solcate dal tempo e dalla fatica, vecchi abitanti di paesi abbandonati che sembrano immersi in un passato immemorabile, sono i centenari calabresi i Protagonisti, figure mitologiche, lontane dalla storia e lontane dall’osservatore e la visione monocromatica ne aumenta la distanza “Attestano la sopravvivenza di un mondo contadino, magico, fermo da millenni. Le ossa dei volti paiono pietre, la pelle cortecce. Sono elementi della natura essi stessi, si confondono con essa, dimostrano la capacità dell’uomo di resistere alle avversità.”
Life è un intimo documento storico, un segno di quella Calabria che è sopravvissuta all’apocalisse culturale della società consumistica. È al contempo un mondo crudo e romantico, pregno di simbologia, un mondo che vive in un tempo sospeso, i cui ritmi sono scanditi solo dalla natura.
Life è un monito alle nuove generazioni, un invito a fermarsi, a ritrovare il valore e la grandezza delle piccole cose, ad ascoltare ed osservare lontano da rumori e colori.
Life vuole trasmettere un messaggio di resilienza, tramite una fotografia non urlata ma potente marca un netto contrasto con il caos di valori della società moderna che genera giovani belli, patinati e robusti nel corpo ma fragili nell’animo. Life ritrae “una verità altra che sopravvive alla modernità e forse la beffeggia.”

Testi di: Ferdinando Scianna
Pagine:104
Illustrazioni: In bianco e nero
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Scritture di luce. Letteratura e fotografia nella Sicilia di ieri e di oggi.

Scritture di luce. Letteratura e fotografia nella Sicilia di ieri e di oggi.

Claudio Argentiero Giovanni Verga Luigi Capuana
Guardare al verismo, attraverso il binomio fotografia/memoria, significa intraprendere un viaggio “guidato” lungo le varie stazioni della letteratura siciliana di fine Ottocento scoprendo un fitto panorama di fermenti culturali ma anche di inquietudine, definita “sicilitudine” che racchiude la stessa idea di monade, dai confini indefinibili, suggerendo l’idea di un’isola aspra, dura, severa, eppure accogliente, ospitale, metafora e rappresentazione della ricca commedia umana: la Sicilia.
Gli archivi fotografici di Verga e Capuana sono una fonte preziosissima. Una Sicilia dalle tante identità e dall’atipica convivenza di bellezza e alienazione, dove la storia di un’amicizia, quella tra Verga e Capuana, trova nella fotografia - quella dell’origine - l’input per la costruzione dei personaggi delle novelle e dei romanzi, o per passaggi descrittivi agresti, caldi e selvatici, ancora vivificati da un flusso di corrispondenze tra il vecchio e il nuovo.
La finalità del progetto fotografico di Claudio Argentiero è quella di riallacciare idealmente un dialogo tra il bianco e nero di Verga e Capuana fotografi, indagando l’unicità del verismo nelle sue trasformazioni e riletture, scoprendo il realismo contemporaneo, quello dei romanzi di Silvana Grasso che scardina i registri linguistici consueti a favore di una contaminatio che svela incanto ed esaltazione, tensione e meraviglia di una terra, la Sicilia, che continua ad essere prolifera di figli della luce.

Testi di: Musumeci, Mutti, Di Dio, Cascio, Grasso
Pagine: 160
Illustrazioni: In bianco e nero e colore
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EUROPA geometrie umane, geografie urbane

EUROPA geometrie umane, geografie urbane

Autori Vari
Questo nuovo libro non vuole essere un trattato politico e sociale, ma piuttosto un viaggio che i sette autori ci propongono con chiavi di lettura differenti, partendo dagli anni ’80 del Novecento per giungere ai giorni nostri. Come archivio teniamo molto a riscoprire fotografi del recente passato da promuovere e far conoscere al grande pubblico, sia in Italia che all’estero, attivando un confronto con i contemporanei, che alla ricerca costante di uno stile riconoscibile, lavorano su progetti mirati e strutturati.
Un primo volume che dall’Italia muove verso la Francia, dall’Ungheria si affaccia ai Paesi Baltici, per giungere al nord, tra Irlanda e Inghilterra e Cornovaglia. Nel fluire, le immagini in bianco e nero di Virgilio Carnisio e Jean Michel Coulon ci conducono sulla strada, dove la quotidianità si coglie nei vissuti e negli ambienti urbani, con accenti umoristici che denotano la lucidità dello sguardo, rifacendosi ad una singolare grammatica visiva mai passata di moda. Le notti veneziane di Claudio Argentiero, sono permeate di atmosfere senza tempo, dove figure scure si muovono nei silenzi austero delle brume. Rigide e nel contempo nobili le architetture riprese da Roberto Venegoni, che appaiono discrete nei colori tenui che la luce orna di grazia. Le geometrie restituiscono un senso di armonia inglobata nelle inquadrature rigorose tipiche dell’autore.
La città di Budapest, a volo d’uccello, è quella presentata da Giuseppe Cozzi, attento documentarista che con stile classico inquadra vedute nobili. Architetture che hanno tratteggiato la storia alle quali l’autore rende omaggio. I rasserenanti paesaggi della Cornovaglia di Mario Vidor, sanno conquistare per la delicatezza delle forme e per la bellezza della natura. Le persone paiono collocate da mani sapienti, restituendo un senso di realtà altrimenti smarrita tra le rocce perenni disegnate dal vento. Sono i volti e le espressioni a conquistare nelle fotografie di Franco Pontiggia, autore memorabile dall’infinita sensibilità. Persone che paiono senza tempo, nei loro vestiti demodé, negli sguardi solenni che Pontiggia fissa su pellicola, tra l’Inghilterra verde e piovosa e l’Irlanda dai toni bruciati, tributando l’immortalità.
Queste sono le sensazioni che si provano sfogliando il libro. Un vortice di sorprese e percezioni che gli autori hanno saputo offrire, dimostrando quanto la fotografia possa contribuire a rendere la nostra vita appassionante esplorando il mondo, anche senza viaggiare.
Claudio Argentiero
Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 190
Illustrazioni: a colori e bianco nero
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Storie d'Italia. Persone e fatti in 50 anni di immagini

Storie d'Italia. Persone e fatti in 50 anni di immagini

Mauro Galligani
Una storia lunga cinque pontificati. Un racconto puntuale degli scenari che hanno segnato la storia italiana, un approfondimento visivo accompagnato da testi brevi ma incisivi pubblicati su testate giornalistiche di rilievo, un lavoro di informazione e di documentazione.
Questo Storie d’Italia, episodi, fatti e volti realizzati principalmente per “Il Giorno” dal 1964 e per “Epoca” tra il 1975 e il 1997. Le lotte politiche del 1968, i terremoti del Friuli e dell’Irpinia, i grandi reportage come l’indagine sul Delta del Po, le personalità: Cossiga, Berlusconi, De Mita etc. i personaggi della cultura e dello spettacolo come Fellini, De Sica, Ponti o Sottsass, Indro Montanelli e la Fallaci, la vita all’interno della comunità di San Patrignano, il reportage dietro le quinte di Il Corriere della Sera e la contemporaneità della Milano che cambia volto, della folla che acclama papa Francesco e ancora altro.
Essere un fotoreporter significa essere giornalista ed essere fotografo, ma Mauro Galligani è anche di più: è un narratore di storie, dietro le quali cela la sua grande umanità.

Testi di: Claudio Argentiero Gianni Mura Giampaolo Pansa
Pagine: 256
Illustrazioni: In bianco e nero e colore
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Incontrando Milano

Incontrando Milano

Autori Vari
Oggi, a fronte e forse anche a causa dei tanti cambiamenti che ne stanno ulteriormente modificando l’aspetto, Milano non offre un articolato libro fotografico che sappia accostare passato e presente rivolgendosi così alla riflessione dei suoi abitanti come alla curiosità dei suoi turisti proprio nel momento in cui un avvenimento importante come Expo 2015 fa convergere sulla città lo sguardo curioso dei molti che non la conoscono e che ne ignorano la storia.
Pubblicare un volume come questo è diventato, quindi, quasi un’esigenza inderogabile sospinta dalla determinazione dei due autori Virgilio Carnisio e Claudio Argentiero appartenenti a due generazioni differenti, necessariamente lontani per formazione ed esperienza, diversamente orientati nelle scelte tecniche (l’uno essendo legato alla pellicola tradizionale in bianconero, l’altro aperto alle nuove suggestioni del digitale) ma, questo è sì davvero importante, accomunati profondamente da una passione profonda per la fotografia.

Testi di: Roberto Mutti
Pagine: 168
Illustrazioni: più di 100 a colori
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Vision

Vision

Autori Vari
La fotografia non è che l’espressione viva di un subconscio che si manifesta attraverso la visione e che matura nel divenire della vita rappresentando ciò che siamo o che vorremmo essere, le nostre paure e i desideri, la bellezza presunta o i silenzi che vorremmo portare nei nostri processi mentali, che da istintivi divengono simbolici.
La percezione armonizza la psiche individuale attraverso l’istintività, generando una serie di input che trasformano l’energia in immaginazione, per giungere all’espressione creativa, frutto di una meditata scomposizione della realtà, che l’autore frammenta in uno specifico contesto metaforico. è analizzando le ricerche di ogni singolo autore, pubblicato in questo nuovo libro della collana Afi, che si intuisce una sostanziale differenza nel rappresentare la vita, sia essa il racconto dell’uomo, dell’habitat o dell’humus vitale che ci perviene dai segni del paesaggio.
Non vi sono pratiche universali che riconducono alla scelta del soggetto, ma una sorta di chimica spirituale dettata dall’esistenza, ingombrante fardello di esperienze che formano la nostra coscienza, che mutano l’energia accumulata in stratificazioni intellettive che oltre all’inganno custodiscono dolcezze, venerazioni e orazioni lanciate nell’emisfero dell’umanità. E' questo il concetto che converte la rivelazione artistica in un dono altruista, poiché suggerisce, attraverso l’estetica, i dubbi della vita sui quali riflettere, mediante la conoscenza, spesso senza la razionalità congenita imposta dalla società degli onesti pensatori alla quale siamo assoggettati. L’arte, qualunque essa sia, è libertà d’animo, sentimento e urlo di passione.

Testi di: Autori Vari
Pagine: 126
Illustrazioni: più di 100
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Paludi e Squame

Paludi e Squame

Autori Vari
Questo libro è un atto d’amore. Un amore non convenzionale, fatto di ore ed ore passate sotto sole e pioggia, sdraiati nel fango e sulle rocce, al fine di ritrarre animali che sono temuti e poco considerati dai più in quanto “fauna minore”, “ripugnanti” e “pericolosi”.
La disinformazione in campo naturalistico del nostro Paese ci costringe ogni giorno ad assistere ad episodi, riportati puntualmente sui quotidiani e sul web, di uccisioni ingiustificate ai danni di anfibi, rettili e non solo. Qualunque essere strisci pare destinato alla decapitazione; qualunque rospo attraversi una strada sembra condannato a finire sotto gli pneumatici dei veicoli; qualunque lembo di zona umida superstite finisce per essere soggetto ad inquinamento e stravolgimento; qualunque habitat viene invaso da specie introdotte dall’uomo. Per non parlare poi di falsi miti e leggende che attanagliano come una morsa troppo stretta la reputazione di rettili e anfibi.
Nella realtà questi affascinanti e timidi animali meritano ben altra considerazione. In primo luogo per il loro valore all’interno degli ecosistemi, e in secondo luogo per il loro semplice ed intrinseco valore di esistenza.
Scopo di queste pagine è accompagnare l’osservatore in un viaggio nell’affascinante mondo di squame, spire, carapaci, girini, ovature e paludi. Non si tratta dunque di una guida all’identificazione né di un compendio di biologia.

Testi di: Autori Vari
Pagine: 112
Illustrazioni: 90 a colori
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L'anima delle risaie

L'anima delle risaie

Autori Vari
Non si può non restare piacevolmente sorpresi dalla pregevole ricerca fotografica, oramai decennale, condotta da Claudio Argentiero nelle terre del riso, tra Vercelli e Novara.
Il suo viaggio inizia quasi per caso, attratto da storie tramandate più che da un gusto estetico e, ancora più, dal bisogno di relazionarsi con la gente “della fatica” che per curiosa sete visiva. Un percorso tra risaie squadrate, linee geometriche piatte a perdita d´occhio, tra volti segnati dal tempo e dai ricordi, celati spesso in nude pietre, dove inesorabilmente si incontrano tracce di dolori consumati tra le risaie, vinti dai ritmi di lavoro, spesso in condizioni ambientali proibitivi.
Filari di alberi, paesaggi multiformi, specchi d’acqua dove cielo e terra dialogano, svelano quindi morbide vedute, impreziosite da liriche atmosfere rarefatte, lontane dal realismo, come in un miraggio nel quale è concesso perdersi, abbandonare le proprie sicurezze e lasciarsi stupire dalle più piccole cose. Ed ecco la gente e i moti dell’animo al passare del tempo, visi canuti e rugosi sorrisi diventano incisivi quadri narrativi che evocano l’epopea delle mondariso, suggerendo riflessioni su ciò che fu e quello che diviene.

Testi di: Alfiuccia Musumeci
Pagine: 120
Illustrazioni: 110
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L'anima d'Arles - sguardi italiani sul territorio

L'anima d'Arles - sguardi italiani sul territorio

Autori Vari
Il nostro legame con la città di Arles e la Camargue è noto da tempo, fin dal 2004 anno in cui, in occasione dei Rencontres, abbiamo presentato il primo libro sulle Terre d’Acqua che sanciva una sorta di legame tra i due Paesi finalizzato a durare nel tempo.br/> E così sono passati quasi dieci anni, e la nostra ininterrotta presenza nella settimana di apertura dei RIP ci ha convinti della opportunità di produrre un libro fotografico che potesse trasformarsi in una sorta di elogio a un territorio che amiamo, a un’Amministrazione che ci ha offerto spazi e opportunità e agli amici arlesiani che ci accolgono e supportano, anch’essi coinvolti nel progetto da protagonisti.

Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 126
Illustrazioni: bianco e nero
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Fotografia D'Autore

Fotografia D'Autore

Autori Vari
Il tempo della fotografia è la definizione più adatta per questa nuova pubblicazione che l’A.F.I. ha dato alle stampe, con l’intento di mostrare il lavoro di un gruppo di autori che si distinguono per le proprie ricerche.
Non un tema comune, se non quello della progettazione personale, ma piuttosto tanti percorsi espressivi che s’intrecciano con l’arte, il cinema, la letteratura, l’ambiente, la sperimentazione linguistica, lo sguardo, gli enigmi e lo scorrere della vita, raramente la tecnica.
La fotografia diviene spazio, esperienza, conoscenza, mutevole espressione della gioia e del dolore, che assorbe le fragilità del mondo reale per sintetizzarsi in una visione che appaga gli impulsi, amalgamando una concatenazione di segni per racchiuderli in un involucro di sentimenti.

Testi di: Claudio Argentiero, Roberto Mutti
Pagine: 126
Illustrazioni: 106
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Terre, Identità, Lavoro

Terre, Identità, Lavoro

Autori Vari
L’Italia è riconosciuta per la qualità dei prodotti alimentari, per gli ampi paesaggi agresti, per il connubio uomo-ambiente, per le testimonianze storiche che caratterizzano e identificano il paesaggio, sempre più a rischio per la lenta e inarrestabile perdita delle agro-biodiversità, della cementificazione, della forte antropizzazione e urbanizzazione, e l’abbandono delle campagne, con una significativa perdita delle opportunità economiche sostenibili.
Rendere valore alla Terra, significa ritrovare una forte identità, pensando alla campagna come opportunità di vita, facendo risaltare gli elementi che caratterizzano la cultura del territorio nei suoi più vari elementi, come le acque, le fattorie, le colture, la vegetazione, gli scenari e l’uomo, nel suo lavoro quotidiano.

Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 112
Illustrazioni: 92
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La Provincia del Fare

La Provincia del Fare

Claudio Argentiero I Davide Niglia
In una fase di profonda trasformazione socioeconomica come quella che stiamo vivendo, per superare l’ostacolo della crisi e cogliere insieme nuove opportunità diventa di fondamentale importanza avere dei solidi punti di riferimento.
E per il Sistema Varese questo “zoccolo” duro da cui ripartire tutti insieme non può che essere rappresentato dallo straordinario patrimonio imprenditoriale di cui la storia, intesa come scorrere delle azioni degli uomini con le loro capacità, ci ha dotati. Siamo per eccellenza un territorio su cui “fare azienda” è una competenza diffusa: imprenditori sagaci e valenti con tutti i loro collaboratori hanno saputo negli anni costruire storie di successo. Vicende che meritano di essere conosciute e valorizzate al meglio. Ecco perché come Camera di Commercio abbiamo costruito un progetto innovativo come il MuseoWeb. Al suo interno si possono cogliere tante storie “belle”: sono quelle delle aziende varesine longeve che, raccolte in questo spazio multimediale - una primizia nazionale realizzata dalla nostra istituzione -, delineano un percorso di successo imprenditoriale. Un percorso che, talvolta partendo dalla metà dell’800, perdura fino ai giorni della contemporaneità.

Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 112
Illustrazioni: 84
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Il Tempo Della Valle

Il Tempo Della Valle

AFI
La storia della Valle Olona affonda le sue radici lontano nel tempo, evocando ricordi di un proficuo legame tra le sue acque e l’uomo che, cogliendone le potenzialità, ha saputo creare i presupposti per lo sviluppo della civiltà e del lavoro. Il fiume ha così permesso ai contadini di non dover più migrare nella stagione invernale e dagli inizi del ‘600, oltre che nuclei abitati, si contavano mulini, case fortificate, obbedienzierie che offrivano ospitalità ai viandanti, sistemi sperimentali di coltura intensiva, scuole e opere edilizie, consolidando così i nostri paesi.
Abbiamo così attraversato tempi di grande dinamicità e intraprendenza ma anche di stasi ed abbandono di cui oggi vediamo le testimonianze. Le recenti esondazioni e il forte inquinamento raccontano come l’uomo non è sempre stato magnanimo con il fiume. Da qui nasce lo sforzo delle Amministrazioni dei nostri paesi nel sostenere progetti che hanno la finalità di rimettere la valle al centro delle politiche di sviluppo sociale promuovendo e diffondendo una vera educazione ambientale, sviluppando la cultura della preziosa acqua e facendo del concetto di sostenibilità un valore condiviso con scuole, istituzioni pubbliche e private.
La valle deve sempre più divenire un luogo da vivere con pieno spirito di aggregazione, destinato allo svago ma anche alla cura ambientale dell’oggi e del domani, nell’ottica di un coinvolgimento della cittadinanza sempre più consapevole e responsabile. In questo percorso un ruolo fondamentale è attribuito al recupero della memoria del tempo che fu e da qui nasce il libro a cura dell’Archivio Fotografico Italiano e promosso dalle Amministrazioni che formano il Parco del Medio Olona.

Testi di: Claudio Argentiero
Pagine: 112
Illustrazioni: 109
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Digigraphie Collection

Digigraphie Collection

Claudio Argentiero
Questa pubblicazione vuole essere un omaggio ad alcuni autori e collaboratori che ci hanno consentito di migliorare e qualificare le nostre proposte culturali, ma è anche un atto di riguardo per la fotografia fine art, qui espressa in modo articolato e nobile, che Epson ha reso possibile. Si è deciso così di dare alle stampe il primo di una serie di libri dedicati alla fotografia digitale fine art, entrata a pieno titolo nel novero della fotografia d’autore e da collezione.
Non un generico procedimento di stampa, ma la tecnologia Digigraphie messa a punto da Epson, che ha raggiunto risultati qualitativi e di durata assolutamente unici e garantiti, tanto da essere impiegata in modo privilegiato da noti fotografi, artisti e gallerie a livello internazionale.
Il nostro Archivio Fotografico da oltre tre anni ha adottato Digigraphie per la produzione d’immagini storiche e contemporanee, con risultati davvero eccellenti. Svariati fotografi e artisti visuali si rivolgono a noi per le proprie stampe d’autore.
Nell’ultimo anno la nostra collezione è cresciuta notevolmente, grazie alla donazione di fondi fotografici e raccolte a tema, anche dell’800, e finalmente possiamo vantare una collezione composta da opere certificate e firmate.
Questo libro vuole rafforzare la nostra tesi, comprovando come autori affermati e con esperienza abbiano scelto la stampa Digigraphie, promuovendo la fotografia d’arte, esortando una nutrita schiera di giovani autori a considerare la qualità come valore incondizionato per il loro percorso di crescita.
Testi di: Claudi Argentiero
Pagine: 120
Illustrazioni: 102
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Istantanee Italiane

Istantanee Italiane

Autori Vari
Quando l’Archivio Fotografico Italiano ci chiese di raccontare il Bel Paese pubblicando questo libro dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia non potemmo fare altro che gioire. Gli scatti di questi famosi autori ripercorrono uno spaccato molto ampio di un paese soppresso dall’instabilità economica e flagellato dalle divergenze politiche, ma pur sempre amato e chiacchierato per la sua unicità, i suoi sapori, e per la spontaneità che contraddistinguono il popolo italiano. Alcune immagini ci appaiono sfocate, quasi inafferrabili, come se ci volessero ricordare l’inesorabilità dello scorrere del tempo; persone che sorridono sedute ad un bar, bambini che giocano, bambini che probabilmente oggi sono adulti e ripercorrono con nostalgia quelle immagini lontane. Altri scatti invece descrivono un’Italia diversa, un’Italia fredda, avvolta nella nebbia o silenziosa sotto una candida coltre di neve; una realtà distante da quella conosciuta ai più, eppur così reale e presente.
Testi di: Claudi Argentiero, Claudia Vidor
Pagine: 112
Illustrazioni: 125 colori e bianco nero
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