Emanuela Colombo

Emanuela Colombo nasce nel 1974 e, dopo essersi laureata in Scienze della Comunicazione allo IULM di Milano, inizia a lavorare in ambienti totalmente avulsi dalla fotografia, pur coltivando la sua passione nei momenti liberi.
Finalmente nel 2007 decide di interrompere la sua carriera lavorativa e si dedica a tempo pieno alla fotografia frequentando il master in Photology and Visual Design presso NABA a Milano. Nel frattempo collabora con diverse ONG (associazioni no profit che si occupano di sviluppo nei paesi in difficolta’) e inizia a lavorare come fotografa free lance
Pubblica su Panorama, Il Sole 24 Ore, Vanity Fair, El Pais, etc. ed espone a Spazio Forma (MI) la mostra “Keep the promise”, presso PricewaterhouseCoopers (MI) la mostra “Being Woman” e a Villa Pomini (Castellanza) le mostre “Four Points” e “Portraits of Hope”.
Espone un fiere d’Arte e sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra cui quella dell’Archivio Fotografico Italiano.

Polli, preservare la biodiversità

I moderni metodi di allevamento prevedono l’utilizzo di due sole tipologie di animali, ibride e create dall’uomo attraverso la modificazione genetica: il broiler (ovvero il pollo da carne), e la gallina da uova.
L’attenzione al solo profitto ha portato gli allevatori a promuovere un allevamento standardizzato che non tiene conto delle origini territoriali e della storia delle diverse specie. Tutto questo ha quasi portato all’estinzione di centinaia di tipi genetici e ad un altissimo danno alla biodiversità animale. Fortunatamente, alcuni anni fa, un gruppo di amanti dei polli ha iniziato a ricercare gli ultimi esemplari delle razze originarie e ha ricominciato ad allevarle, riportando in vita biotipi quasi scomparsi. Se non fosse stato per loro molti di questi polli si sarebbero definitivamente estinti e i loro geni sarebbero andati perduti.
Gli allevatori di queste razze originarie competono in gare di bellezza, nelle quali ogni animale e’ giudicato in base a dimensione, forma, colore, piumaggio,etc.., caratteristiche definite e specifiche per ogni singola tipologia.

PORTRAITS OF HOPE

Haiphong , che in vietnamita significa “difesa costiera”, è da alcuni secoli una importante città portuale e uno dei maggiori centri commerciali del Vietnam.

Citta’ di scambi e di passaggio, movimento e possibilita’.

Probabilmente e’ proprio la natura instabile e possibilista della citta’ che ha portato le categorie piu’ deboli e impreparate dei suoi cittadini a cadere nella malia della trasgressione distruttiva , della droga e della prostituzione.

E della loro logica conseguenza: il diffondersi del virus dell’HIV.

Ma ci troviamo in Vietnam paese in cui lo stato si fa’ carico delle spese sanitarie dei suoi cittadini fin dalla nascita, provvedendo per il 100% alle loro necessita’ sia di assistenza che di farmaci.

Quale e’ il problema allora? Certo non e’ piacevole essere malati di HIV , ma senza dubbio sara’ peggio essere malati in Zimbabwe, in Uganda, …. dove l’assistenza e’ insufficiente e costosissima…

Ma in Vietnam e’ la devianza stessa ad essere punita!

In un paese in cui lo stato e’ cosi’ presente e detta regole in maniera cosi’ rigida, chi sta al di la’ del limite non puo’ essere altro che un emarginato.

Qui, dove chi e’ riconosciuto come drogato viene allontanato dalla famiglia con o senza il suo consenso e “ricoverato” in campi di recupero (che non recuperano quasi mai), cosa puo’ accadere a chi di questa devianza e’ vittima innocente?

Cosa accade alle mogli o ai figli di questi “malati”, o a quelle famiglie (che in percentuale sono una minima parte) che si sono ritrovate malate dopo la frequentazione di prostitute da parte del marito?

Accade che ci si nasconde, non si vuole mostrare ai vicini, ai parenti, agli amici e alle autorita’ la propria vergogna e debolezza.
E in questo modo diventa impossibile curarsi!
Sono stata in queste case, le case “della vergogna”, adesso che grazie all’aiuto di una ONG italiana , il CESVI l’approccio sta finalmente cambiando.
I malati non si sentono piu’ dei “rifiuti” umani, stanno imparando a perdonare se stessi e i loro famigliari e a cercare una seconda possibilita’.
Finalmente hanno smesso di nascondersi e si sono fatti riconoscere come malati dall’assistenza sanitaria statale. Da quel momento in poi hanno avuto libero accesso ad esami, visite, farmaci,..
La terapia funziona e la loro speranza di vita e di benessere fisico e’ aumentata moltissimo, ma questo non e’ tutto….
Ormai si e’ formata una comunita’, in cui le persone non si sentono piu’ sole, abbandonate a se’ stesse ed emarginate. La vita ha acquistato un altro significato e anche chi e’ malato puo’ riappropriarsi del diritto di sperare e impegnarsi per un futuro migliore, con il sorriso sulla labbra e la sicurezza di non rimanere mai piu’ solo nel cuore.

Stiamo Scomparendo

La lingua crea identità. Individuale, di gruppo, identità nazionale o sovranazionale.
La lingua è un formidabile strumento di potere, pervasivo, che s’insinua nell’intimo (il colonialismo, in tutte le sue forme, è anche un fatto linguistico).
La lingua, al contempo, può essere un elemento di differenza. E di conservazione delle differenze. Un antidoto a quel tipo di potere che – consciamente o inconsciamente – uniforma e appiattisce. Forse, chi lavorò intorno alla carta che avrebbe regolato la vita civile dell’Italia liberata dal fascismo aveva in mente qualcosa di simile: la Costituzione della Repubblica Italiana tutela, all’articolo 6, le minoranze linguistiche. Nel momento di una nuova unificazione, i padri costituenti decisero di proteggere le differenze.
A 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, Emanuela Colombo ha intrapreso un viaggio fotografico dal Salento al Monte Rosa, nelle terre in cui ancora oggi si parlano l’arbëreshë, il walser, il tabarchino, il grico e l’occitano.







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