Giuseppe Ferrario

Dopo un lungo periodo di provinature e acquisizioni digitali ancora in corso, a cura dell’Archivio Fotografico Italiano, scegliendo tra le migliaia di negative prodotte da Giuseppe Ferrario per decenni, dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso, emerge l’eclettismo che ha caratterizzato il lavoro del fotografo samaratese, capace di passare dai ritratti ai matrimoni, dai funerali alle feste pubbliche e private, dalle gare ciclistiche agli incidenti stradali, alle commemorazioni, finanche al paesaggio, con una lucidità d’intenti che ne caratterizzano lo stile.

Le sue fotografie hanno celebrato i momenti salienti dell’esistenza collettiva, narrando la storia e il costume locale solennizzando attraverso il ritratto i momenti più significativi delle famiglie, consentendo anche ai meno abbienti di possedere una fotografia che li raccontasse.

Queste immagini raffigurano la memoria collettiva, ognuno può ritrovarle nei cassetti dell’abitazione dei propri genitori o in raffinati album, raccolte con cura, o ancora appese al muro di abitazioni e incorniciate con sentimento.

Penso che le fotografie di Ferrario possano rappresentare anche il mestiere del fotografo dei piccoli e medi centri italiani di un tempo che, come altre figure, erano un punto di riferimento cittadino in quanto documentavano usanze, costumi, affetti, tradizioni e il l’ultimo saluto alla vita, con rispetto e senza vezzi artistici.

Un vasto patrimonio che attende di essere svelato nella sua interezza, magari con un libro, lasciando alla comunità una testimonianza appassionante.

Volti, storie e memorie nella Samarate degli anni ‘60

Ritratti di famiglia davanti a una torta (1969-1972)

Nell’esplorare il ricco archivio del fotografo Ferrario, tra i tanti avvenimenti rinvenibili che ha documentato, matrimoni, funerali, cresime, battesimi, feste cittadine, incidenti stradali, vi è una serie consistente di scatti dedicati alle feste di compleanno, per celebrare le quali veniva chiamato il fotografo esperto del paese, che con dovizia metteva in posa la famiglia per una foto rappresentativa da sistemare nell’album di famiglia.

Un’usanza che nel tempo si è persa, un po’ per il fai da te ma anche per il fatto che le fotografie non vengono quasi più stampate.

Per noi, che amiamo analizzare attraverso la fotografia la condizione sociale di un tempo, è stimolante apprezzare non solo i volti e l’abbigliamento, le pettinature e il gusto estetico, ma anche gli interni delle case, i suppellettili, la mobilia e le tinture dei muri, decisamente fantasiose.

Giuseppe Ferrario ci riserva sempre nuove sorprese, attestando il valore del suo lavoro per la collettività, di cui oggi possiamo rallegrarci anche noi, rivalutando una professione che si intrecciava con la vita della comunità nei momenti salienti, dalla nascita alla morte.







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