Luca Catalano Gonzaga

Luca Catalano Gonzaga è un fotoreporter che si occupa principalmente di reportages sulla tutela dei diritti umani nel mondo. Nasce a Roma e dopo i suoi studi classici e una laurea in Economia e Commercio, inizia a lavorare nel mondo della comunicazione. Nel frattempo porta avanti la sua passione per la fotografia, che gli offre una grande opportunità quando il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) gli commissiona prima nel 2004 un progetto che documenti l’opera ospedaliera e umanitaria dei cavalieri e in seguito nel 2006 una serie di reportage in Cambogia, Italia, Laos, Libano, Palestina, Polonia e Romania. Dal 2008 diventa fotografo professionista a tempo pieno, sviluppando in particolare reportages sulle violazioni dei diritti umani, ritratti e progetti ad hoc legati al mondo industriale e aziendale. Da subito si fa solida la collaborazione con la Fondazione Nando Peretti, che, per la sua attenzione speciale nella promozione dei diritti umani e in particolare nella protezione dell’infanzia e di tutte quelle categorie di persone che vedono cancellati i loro diritti fondamentali, gli commissiona il reportage “Child survival in a changing climate”.

L’IMPEGNO UMANITARIO – Nel 2010 Luca Catalano Gonzaga ha fondato Witness Image, un’associazione no-profit, con lo scopo di promuovere e supportare l’educazione e il rispetto dei diritti e delle libertà. La sua mission è quella di mostrare la realtà della vita in tutta la sua crudezza, quando necessario, mantenendo sempre il più totale rispetto della dignità umana. Witness Image opera credendo fermamente nel potere del linguaggio della fotografia di saper divulgare, attraverso le sue immagini, realtà sconosciute, ma devastanti, dando la possibilità alle minoranze – di ogni tipo – di avere la possibilità di esprimersi.

SWEAT and DUST

Il terremoto del Nepal del 25 aprile 2015 è stato un violento evento sismico di magnitudo locale 7,8 con epicentro a circa 34 km a est-sud-est di Lumjung in Nepal che ha causato più di 8.000 morti. Si tratta dell’evento sismico più violento che abbia colpito quest’area dopo il 1934, quando un terremoto di magnitudo che 8.0 provocò la morte di circa 10.600 persone. Dopo 3 anni dal disastro, la produzione dei mattoni, per la ricostruzione del Paese è ai massimi livelli. Questa necessità di ricostruzione ha comportato un peggioramento dello sfruttamento del lavoro dei minori e dell’inquinamento atmosferico della valle di Katmandu.Il fotografo Luca Catalano Gonzaga ha raccontato attraverso il reportage “Bricks building, killed by bricks” il dramma di questa tipologia del lavoro, dove migliaia di famiglie Nepalesi risiedono intorno le fornaci per realizzare mattoni e per il trasporto di quest’ultimi nelle aree più remote del Paese. Attualmente nella valle di Katmandu sono presenti circa 250 fornaci attive da Novembre a Maggio, periodo della stagione secca. Ed è stato calcolato che le fornaci rilasciano circa 837.000 tonnellate di diossina. La produzione dei mattoni viene ancora realizzata a mano. Intere famiglie, dopo avere mescolato l’argilla con l’acqua ed aver ottenuto la consistenza adeguata, utilizzano stampi in legno per dare forma ai mattoni. Quando i mattoni sono asciutti, vengono trasportati prima nei forni per la cottura e poi, una volta cotti, vengono caricati sui camion che li distribuiscono alle imprese edili. Ogni mattone può pesare fino a 4 kg, ed un minore arriva a trasportare, sulle spalle o sulla testa, circa 2.500 mattoni al giorno, per un totale di 12 ore lavorative ed un guadagno di 750 rupies ($7). I lavoratori e i loro figli soffrono frequentemente di malattie respiratorie e dolori addominali. Il lavoro nei mattonifici mette a repentaglio la salute e il normale sviluppo dei bambini, esponendoli a infezioni respiratorie, danni alla colonna vertebrale e cancro ai polmoni. Inoltre, il tempo trascorso in queste condizioni segna un’interruzione drammatica del loro percorso scolastico, compromettendo ogni possibilità d’uscita dal circolo drammatico della povertà che caratterizza queste famiglie. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima che 2.6 milioni di bambini Nepalesi (40% della popolazione) tra i 5 ed i 14 svolgono un’attività lavorativa, di questi circa 60.000 lavorano nei forni per la cottura dei mattoni.

(Testo a cura di Muriel de Meo).







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